<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0' version='2.0'><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-13646630</atom:id><lastBuildDate>Thu, 29 Apr 2010 18:10:48 +0000</lastBuildDate><title>Il Blog dei Nerovivo</title><description></description><link>http://www.nerovivo.it/blog.html</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Negro)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>193</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-540312479764316822</guid><pubDate>Wed, 07 Jan 2009 11:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-07T20:55:41.852+01:00</atom:updated><title>In memoria di Giuseppe Fava</title><description>&lt;span class="story_comment_back_quote"&gt;Giornalista, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;chevalier seul&lt;/span&gt;, eroe moderno. 25 anni fa moriva &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fava"&gt;Giuseppe Fava&lt;/a&gt;, eccezionale (nel senso di eccezione, purtroppo) cronista antimafia, freddato il 5 gennaio 84, sette giorni dopo aver concesso ad Enzo Biagi l'intervista linkata sotto. Fu seppelito senza onori e nella distanza di quelle istituzioni che aveva strenuamente difeso, attaccandone le collusioni dei rappresentanti; quelle stesse istituzioni che cercarono vergognosamente di far passare il suo omicidio come delitto passionale. Un piccolo tributo, perché è anche grazie al suo sacrificio che la situazione italiana, in questi 25 anni, almeno per certi aspetti, è migliorata. Contro tutti i piccoli cannavaro, a fianco di chi, rischiando la pelle e gli amici, si assume l'onere della denuncia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://it.youtube.com/watch?v=jAogBSvaSyU"&gt;Enzo Biagi intervista Giuseppe Fava, 28 dicembre 1983&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-540312479764316822?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2009/01/in-memoria-di-giuseppe-fava.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-4230176977237988134</guid><pubDate>Thu, 20 Nov 2008 00:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-20T18:29:34.359+01:00</atom:updated><title>In Italia il brutto, lo squallido ed il corrotto vincono (quasi) sempre</title><description>Sono reduce dalla presentazione di "Perché sono uscito dalla casta" di Willer Bordon, dalla visione della puntata di "Exit" sugli sprechi per la Tav, e della puntata di "Malpelo" sugli abusi edilizi in Umbria. Una carrellata che non lascia scampo. Siamo un paese dove a essere corrotti, omertosi e fraudolenti ce la si passa alla grande. Un paese con un'idea di economia e di sviluppo che passa per la collusione, l'associazione a delinquere, la distruzione del territorio e dei patrimoni paesaggistici, le morti sul lavoro, la salvaguardia dei privilegi delle caste, l'informazione tarocca, il togliere le risorse all'istruzione e alla ricerca, e davvero, chi più ne ha più ne metta. I mali che già denunciava Pasolini, che già denunciava Sciascia, sono ora la SINTASSI stessa del paese Italia. Il DENARO (sporco/riciclato/ciucciato dalle casse pubbliche) sopra tutto, il DENARO (sporco/riciclato/ciucciato dalle casse pubbliche) che muove tutto. Il DENARO (sporco/riciclato/ciucciato dalle casse pubbliche) motore immobile dell'intero paese nazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà che arrivi la Crisi, e che spazzi via tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto? Salvo chi ha il coraggio di denunciare, spesso rimettendoci personalmente per questo. Oggi ho visto esempi positivi: Bordon, Variati, una stupefacente Ilaria D'Amico, Malpelo, l'associazione Italia Nostra. Mi vengono in mente i ragazzi che lavorano al giornalino (VicenzaPiù) di mio fratello (mi scusi il diminutivo) e che si battono con fatica per un'informazione onesta.&lt;br /&gt;Non salvo chi si limita a tirare a campare e se ne frega. Sono cazzi loro? E' COLPA soprattutto loro. Sono gli spazi vuoti che rendono distinguibili le parole, sono il foglio bianco su cui scrivere pagine nere: la connivenza di chi accetta lo status quo e di chi non vuole guardare è il collante che tiene saldo il sistema.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-4230176977237988134?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/11/in-italia-il-brutto-lo-squallido-ed-il.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-4079540572820823460</guid><pubDate>Wed, 29 Oct 2008 14:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-30T15:40:47.199+01:00</atom:updated><title>I benefici della crisi economica 2 - Si riparla dell'inadeguatezza del PIL</title><description>Da Massimo Gaggi, Corriere della Sera del 24-10-08.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(153, 0, 0);"&gt;CRESCITA, DECRESCITA E DITTATURA DEL PIL&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;p style="font-style: italic; color: rgb(153, 0, 0);"&gt; &lt;/p&gt; &lt;span style="font-style: italic; color: rgb(153, 0, 0);"&gt;C ' era una volta il regno himalayano del Bhutan, il cui sovrano illuminato aveva sostituito il Gross national product col Gross national happiness: un indice della felicità al posto del Pil. Esperimento audace, ma finito un po' in ombra da quando il progresso - sotto forma di tv e Internet - ha fatto calare anziché crescere i livelli di soddisfazione nel piccolo Stato tra le nuvole. Ma siccome, come hanno detto anche politici di epoche e Paesi diversi - da Robert Kennedy a Giulio Tremonti - «il Pil misura tutto meno ciò che rende la vita degna di essere vissuta», l' economia della felicità continua ad avere i suoi cultori mentre, col deterioramento dell' ambiente, gli indici «alternativi» si moltiplicano: dall' Isew (welfare sostenibile) al Gpi (Genuine Progress Indicator). Misurano la ricchezza di un Paese tenendo anche conto della distribuzione del reddito, dell' inquinamento, della diffusione del crimine. L' Onu usa lo Human Development Index nel quale rientrano anche scolarizzazione e aspettative di vita. Poi, però, si scopre che il Paese in testa alla classifica Onu, l' Islanda, è alla bancarotta. Difficile, allora separarsi dal vecchio e caro Pil: ancoraggio tanto rozzo quanto sicuro.&lt;br /&gt;Ma stavolta qualcosa può cambiare, anche in conseguenza del terremoto finanziario che stiamo vivendo. Qualche giorno fa ho partecipato, a Rimini, alle giornate del Centro Pio Manzù: un momento di discussione tra esponenti di diversi Paesi e diversi orientamenti ideologici. Nei dialoghi sulla crisi economica globale e le strade per alleviare la sofferenza dei poveri si sono confrontati personaggi dalle idee opposte: Benjamin Friedman, l' economista di Harvard convinto che la crescita vada perseguita a tutti i costi perché non solo riduce l' indigenza, ma favorisce la crescita civile e democratica di una società, si è visto sbarrare la strada da Serge Latouche, economista e sociologo francese, il teorico della «decrescita serena e conviviale», che ha definito le tecniche «low cost» (prodotti più economici e più concorrenza tra produttori) «un crimine contro l' umanità». Anthony Giddens, l' uomo che ha costruito con Tony Blair la terza via del New Labour, si è, invece, rifiutato anche solo di ipotizzare una crisi del capitalismo: «Non servono nuovi paradigmi, ma nuove regole per far funzionare meglio i mercati. I banchieri in futuro conteranno molto meno, ma questo non verrà deciso per decreto. Capiterà loro quello che è successo a suo tempo ai sindacati inglesi: perderanno la loro rilevanza». &lt;br /&gt;Su un punto, però, tre personaggi così diversi sono d' accordo: «Basta con la dittatura del Pil». Per Latouche è demenziale considerare lo spegnimento di un incendio che distrugge una foresta un aumento di ricchezza e anche Friedman riconosce che lo sviluppo è corretto se si basa su indici che tengono conto anche del costo ambientale delle produzioni. «Bisogna capire che il Pil non è più una misura attendibile del benessere» incalza a sua volta Giddens. Se non è un cambio di paradigma, sembra quantomeno il preannuncio di un cambio di stagione.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-4079540572820823460?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/10/i-benefici-della-crisi-economica-2-si.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-3597936095717911327</guid><pubDate>Thu, 23 Oct 2008 12:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-23T14:41:18.963+02:00</atom:updated><title>Sempre Giorgio Dell'Arti, sempre Massimo Fini. Piccole soddisfazioni.</title><description>Il 19 ottobre, sulla Gazzetta dello Sport, Giorgio Dell'Arti scriveva riguardo all'Afganistan delle frasi che mi son sentito di contestare utilizzando estratti di articoli di Massimo Fini. Pare che l'operazione sia riuscita, visto che il giornalista ha pubblicato sul suo blog definendo "molto efficace" la mia contestazione.  Piccole soddisfazioni: il pensiero di aver in qualche modo scalfito certezze malfondate di un giornalista che con il suo pensiero raggiunge più di 500000 persone al giorno mi dà un po' di coraggio, e mi rincuora sul fatto che utilizzare il proprio tempo per diffondere idee che meritino circolazione non sempre sia inutile. Perlomeno, la prossima volta che scriverà di Afganistan, Dell'Arti ci penserà sopra un bel po' prima di dire che la guerra laggiù pare essenziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://gda2.splinder.com/post/18799298"&gt;Qui&lt;/a&gt; l'articolo, qui sotto ricopio il mio commento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La guerra contro i talebani è in effetti essenziale perché sono proprio loro ad alimentare il terrorismo islamico. E perché il 90% dell'eroina che si consuma nel mondo viene da qui."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 100% del contenuto di queste due frasi è invece confutabile. Anzi ribaltabile: è la guerra contro i talebani ad alimentare il terrorismo islamico, ed è sempre la guerra la ragione per cui il 90% dell’eroina che si consuma nel mondo proviene da lì. Confuterò le sue due affermazioni citando articoli dell’anno scorso di Massimo Fini, giornalista di rara indipendenza di pensiero, che da subito si è schierato con forza contro l’intervento militare in Afganistan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Smontiamo per prima la seconda affermazione, che la guerra è essenziale perché l’eroina proviene da lì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Massimo Fini, (“Il Giorno”, 08-03-07): “&lt;i&gt;Si è fatto anche un gran e piagnucoloso parlare di oppio di cui oggi l’Afganistan è il massimo produttore mondiale (93%), ma nessuno ha avuto l’onestà di ricordare che nel 2000 il mullah Omar aveva bloccato la coltivazione del papavero portando a zero (zero!) la produzione di oppio. Poi sono arrivati i «liberatori»&lt;/i&gt;”.&lt;br /&gt;Il 17 marzo 2007 un lettore gli chiede le prove a sostegno di questa affermazione. Fini risponde così: “&lt;i&gt;Le opinioni sono i libere, i fatti no. Per controllare questa notizia il lettore non ha che da guardarsi il grafico pubblicato dal Corriere il 17/6/2006. Nel 1990 gli ettari coltivati a papavero in Afganistan erano 41.300 con una linea ascendente, che con qualche leggera remissione nel periodo talebano, arrivano ai 131 mila del 2004. C’è un solo anno di crollo, il 2001, in cui gli ettari si riducono a 7.606. Come mai? Perché dopo il raccolto del 2000 il mullah Omar ordinò ai contadini di convertire le loro coltivazioni di papavero (e gli effetti del provvedimento, naturalmente, si videro l’anno successivo). Oppure può leggersi il libro “Talebani” del giornalista pakistano Ahmed Rashid che riferisce di questo provvedimento che fu così drastico (i campi dei contadini che non rispettavano l’ordine venivano bruciati) che il prezzo dell’oppio salì alle stelle&lt;/i&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi la guerra non può essere considerata essenziale per contrastare il traffico di droga: proprio la guerra è stata essenziale per rivitalizzarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Consideriamo ora la prima, che la guerra è essenziale perché sono proprio i talebani ad alimentare il terrorismo islamico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Massimo Fini (articolo non pubblicato, 19-03-07): “&lt;i&gt;Panebianco afferma che un ritiro delle truppe occidentali, e quindi un successo dei Talebani, significherebbe darla vinta al terrorismo. Si può pensare quello che si vuole dei Talebani [...], ma in nessun modo si può scambiare il loro movimento con un movimento terrorista. Ebbero il merito di sconfiggere i ‘signori della guerra’ che, dopo la sconfitta sovietica, spadroneggiavano in Afghanistan, ammazzando, taglieggiando, rapinando, rubando, stuprando, e di riportare la legge e l’ordine, sia pure una dura legge e un duro ordine, nel Paese. Ed ebbero l’appoggio della stragrande maggioranza della popolazione. [...] Non c’era un solo afgano nei commandos che attaccarono le Torri Gemelle, e non è stato trovato un solo afgano nelle cellule, vere o presunte, da Al Quaeda. Gli afgani, talebani o no, sono dei guerrieri, crudeli e feroci anche, ma alla loro cultura è estraneo il terrorismo, tanto più quello kamikaze. Nei dieci anni di guerra contro l’Unione Sovietica, pur in una lotta impari, non si è registrato un solo atto di terrorismo, né dentro l’Afghanistan né fuori. E se dal 2006 hanno cominciato anche loro ad utilizzare questi mezzi arabi, ‘iracheni’, è per l’esasperazione e la frustrazione di trovarsi davanti combattenti che non combattono, ma macchine, come gli aerei Predator e Dardo muniti di micidiali missili ma senza equipaggio perché pilota, copilota e bombardiere se ne stanno comodamente seduti davanti ad una consolle a Nellis nel Nevada. Peraltro questi atti, se si raffronta la situazione afgana con quella irachena, sono ancora sporadici perché il mullah Omar è contrario ad attacchi “che colpiscono innocenti” (sono parole sue) e ha già degradato una volta Dudullah per esservi ricorso, così come rinunciò a colpire i seggi durante le elezoni-farsa del 1° settembre 2005 perché, come fece dire ad un suo portavoce, “il rischio di colpire civili è troppo alto”. Poi le esigenze della guerra contro forze occupanti così superiormente armate hanno preso il sopravvento (il settore dove i Talebani hanno riscosso il maggior successo è proprio quello comandato da Dudullah). La colpa dei Talebani è di essersi trovati in casa, al momento dell’attacco alle Torri Gemelle, Bin Laden, che peraltro era stato messo lì e foraggiato dagli americani in funzione antisovietica. Ma questo ricchissimo ed ambiguissimo califfo saudita era un problema anche per loro. Tanto è vero che quando Bill Clinton propose ai Talebani di ucciderlo si dimostrarono disponibili. Il braccio destro di Omar, Wakij Ahmed, incontrò segretamente due volte, il 28 novembre e il 18 dicembre del 1998, Bill Clinton e gli propose di fornirgli le coordinate esatte del luogo dove si trovava Bin Laden. Ma la responsabilità, spiegò Wikij, dovevano assumersela gli americani, lasciando fuori il governo di Kabul, perché Osama aveva costruito ospedali, scuole, strade, ponti, godeva quindi di grande prestigio fra la popolazione che non avrebbe accettato la sua uccisione per mano talebana. Ma all’ultimo momento Clinton, che pur aveva preso l’iniziativa, rinunciò. [...] Non è più una guerra talebana, è una guerra di popolo, dove i Talebani si mischiano a coloro che talebani non sono mai stati. Questo è quello che abbiamo ottenuto dopo sei anni di un’occupazione non meno vergognosa di quella sovietica: far diventare talebano anche chi talebano non lo è mai stato ed anzi i Talebani li detestava. Davvero una bella performance.&lt;/i&gt;”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi la guerra non può essere considerata essenziale per contrastare il terrorismo: proprio la guerra è stata essenziale per diffonderlo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-3597936095717911327?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/10/sempre-giorgio-dellarti-sempre-massimo.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-8507930443271301914</guid><pubDate>Fri, 10 Oct 2008 11:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-10T14:49:26.655+02:00</atom:updated><title>Se l'arretratezza diventa, improvvisamente, una qualità</title><description>&lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Dall'intervento di Giulio Tremonti ieri alla Camera dei Deputati, sugli sviluppi della crisi finanziaria.  &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Ho avuto occasione di dire in questo Parlamento che un carattere proprio del sistema bancario italiano, nel quale si conosce poco, salvo alcune encomiabili eccezioni, la lingua inglese [...], lo hanno in qualche modo preservato, in un suo carattere meno progredito, meno avanzato, meno sofisticato, dagli elementi di crisi che vediamo in altri Paesi europei. Riconosco la convergenza su questa valutazione da parte del mio predecessore, che ha definito più elegantemente il sistema italiano come più robusto, ed è esattamente così.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dagli tsunami, anche da quelli finanziari, ci si salva con l'ARRETRATEZZA. Gli stili di vita che abbiamo abbandonato, frutto di tradizioni e assestamenti millenari, forse poco attraenti ai nostri occhi, portavano dentro di sè l'invidiabile virtù della SAGGEZZA: erano consapevoli dei LIMITI e dei rischi che l'oltrepassarli comporta. La modernità, al contrario, è una corsa irrefrenabile verso il superamento di ogni limite, in tutti i campi. Se Pistorius può essere considerato da qualcuno un esempio positivo degli straordinari risultati ottenuti da questa galoppata tecnologica-economica (l'handicap che non è più tale, la sconfitta della malattia), la pecora Dolly  ne rappresenta per l'immaginario collettivo il lato oscuro.&lt;br /&gt;Dal punto di vista economico, quello attuale è il mondo delle bolle, delle speculazioni, della finanza: a decidere delle sorti dell'economia mondiale non sono le industrie o le nazioni, ma un manipolo di speculatori (altrimenti detti broker, fate caso al potenziale distruttivo che sembra evidenziarsi già nel nome). E' facile sparare ora addosso a questo modello, quando pochi giorni fa stavamo ad inseguirlo. Il punto è che anche l'economia cosiddetta reale, quella legata all'industria e al commercio di beni, è una bolla che prima o poi scoppierà. La crescita illimitata non è infatti che un'illusione, l'Illusione moderna; e non è nemmeno tanto dolce come illusione a ben pensarci. La lepre modernità continua a correre, sempre più velocemente. Le parti del sistema che, per incapacità o debolezze strutturali, non riescono a starne al passo risultano sistematicamente le più solide nel momento in cui le bolle scoppiano e le onde anomale, da noi stessi causate, ci investono. Non sono ancora riuscite ad andare oltre i loro limiti e ad abbandonare le loro stantie abitudini. Ritorno sulle banche italiane: fino a qualche settimana fa sarebbero state considerate un disastro per la loro arretratezza, oggi si scoprono miracolosamente le più solide in Europa (toccando ferro).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dagli tsunami, quindi, ci si salva con l'arretratezza. Nel 2001 uno tsunami (reale, non mutui ma acqua) sconquassò le terre che si affacciavano sull'Oceano Indiano, causando circa 230000 morti. Tra i pochi abitanti delle coste vicine all'epicentro che riuscirono a salvarsi, ci racconta Massimo Fini, ci furono gli indigeni delle isole Andamane. Il commento finale può suonare profetico, ma no: era solo uno sguardo più onesto di altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Le Andamane sono un arcipelago di piccole isole, le più vicine all’epicentro del terremoto verso Sumatra. Sulla parte, diciamo così, “civilizzata” delle Andamane (il sette gennaio vi si doveva tenere addirittura il “Festival del turismo”) i morti sono stati 9.571 e i dispersi 5.801.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Sulle isole più piccole delle Andamane vivono anche alcuni popoli cosiddetti “primitivi”, ma che i tedeschi chiamano, più correttamente, “popoli della natura” perché vivono allo stato di natura e in armonia con essa. Tribù che non hanno mai accettato intromissioni, non solo degli occidentali ma anche degli indiani del cui territorio formalmente fanno parte. Quando si presenta qualche seccatore lo accolgono con archi e frecce e lo mettono in fuga. Hanno riservato questo trattamento anche a un elicottero che, in questi giorni, tentava di atterrare, per portare “aiuti”, su una spiaggia dove, passata la buriana, i Sentinelesi - così si chiama una di queste tribù - se ne stavano tranquillamente seduti. [...] La situazione è tale che lo stesso governo indiano ha, intelligentemente, vietato, per legge, di prendere contatto con queste popolazioni. Ogni tanto un funzionario del governo di Nuova Dehli si reca da loro, in visita, compie il rituale scambio di doni e poi se ne va. Questi contatti molto saltuari li accettano, ma, come ha scritto Viviano Dominici, “sono decisi a tenersi lontani da tutti e ogni volta che qualcuno tenta di sbarcare nel loro piccolo mondo loro lo respingono a frecciate”.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;&lt;br /&gt;Ebbene fra questi “primitivi”, benché siano stati investiti dal maremoto con molta più violenza dei più lontani indiani della costa, dei thailandesi, dei cingalesi, non c’è stato nemmeno un morto. La ragione è molto semplice e la spiega una responsabile della Croce Rossa, la dottoressa Namita Ali: “Sono più furbi dei cosiddetti civilizzati: conoscono l’oceano, non costruiscono le abitazioni sulla spiaggia ma sulle colline”. E quelli che stavano sulle rive, per qualche loro faccenda, appena hanno visto il mare ritirarsi sono scappati sulle alture.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;&lt;br /&gt;Sono cose che dovrebbero far meditare. Invece mi pare che la grande macchina delle sottoscrizioni internazionali, globali, sia presa soprattutto dall’ansia di ripristinare al più presto la situazione di prima, di ricostruire, di ricreare quei Paradisi artificiali, come se volessimo cancellare e rimuovere un incubo senza farsi troppe domande sul perché lo abbiamo vissuto. E senza rendersi conto che la potente onda di quel denaro potrebbe rivelarsi, alla lunga, più devastante di quella dello Tsunami.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;(da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il Gazzettino&lt;/span&gt;, 8 gennaio 2005)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-8507930443271301914?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/10/se-larretratezza-diventa.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-2604066290014232219</guid><pubDate>Sat, 06 Sep 2008 13:32:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-09-06T15:38:16.951+02:00</atom:updated><title>I benefici della crisi economica</title><description>La gente che ritorna a comprare il latte in fattoria, portandosi da casa la bottiglia.&lt;br /&gt;I ragazzi che ritornano a lavorare nei campi, che ritornano a imparare l'arte della pesca, in mare, in laguna.&lt;br /&gt;Gli amici che si accordano per andare in macchina assieme, che prendono su una macchina solo.&lt;br /&gt;Comprare meno vestiti. Tornare a farli da sé, i vestiti.&lt;br /&gt;I mercatini dell'usato che vanno alla grande, il riutilizzo che non inquina e nobilita gi oggetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti con meno soldi, per vivere meglio. Dove non ci si arriva con la testa, ci costringerà la necessità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S.: un articolo da MZ: &lt;a href="http://www.movimentozero.org/mz/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=401&amp;amp;Itemid=10"&gt;Meno crescita? Meglio&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;PSSSSSS: i politici non si accorgono di nulla, i politici non si accorgono di nulla!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-2604066290014232219?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/09/i-benefici-della-crisi-economica.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-2607611483719719110</guid><pubDate>Thu, 17 Jul 2008 13:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-07-17T18:49:15.857+02:00</atom:updated><title>"Do you know Veltroni?"</title><description>Mi ritrovo a scrivere sul &lt;a href="http://altrimondi.gazzetta.it/post/17811487"&gt;blog&lt;/a&gt; di Giorgio Dell'Arti, ma questa volta in risposta ad una risposta di Sergio Romano ad una lettera di un lettore. Ok, è complicato. I temi son sempre quelli. Ma mi piace il paragone sportivo che c'ho buttato dentro. E la frase finale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Mi vien da chiedermi di che Paese parli Romano. Un'opposizione alleata con i giudici per ribaltare i risultati elettorali? A sinistra dei giudici hanno più paura di Berlusconi! D'Alema, Fassino, Visco, Castagnetti, Del Turco, per non parlare di Mastella. Gente che associa il riformismo alla lotta al giustizialismo (ossia alla giustizia, cominciamo a chiamare le cose con il loro nome). Il problema non è la lotta della magistratura contro Berlusconi: è la lotta in corso tra magistrati e casta politica. E' una lotta tra due poteri che dovrebbero essere indipendenti.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Scriveva Thomas Jefferson nel 1782: "Ciò per cui abbiamo combattuto non era un dispotismo elettivo, ma un tipo di governo che non soltanto si basasse su dei fondamentali principi di libertà, ma tale che in esso i vari poteri fossero così ben ripartiti ed equilibrati fra i vari organi che nessuno di essi potesse varcare i propri limiti costituzionali, senza che gli altri potessero intervenire a controllarlo e fermarlo." Ora, quale dei due poteri, politico e giudiziario, varca costantemente i limiti territoriali per difendere i propri interessi? Chi varca i limiti sanciti dalla Costituzione? Chi invece sta cercando di controllare e fermare chi abusa del suo potere? Davvero il problema principale dell'Italia è l'eccesso di giustizia (un avviso di garanzia consegnato in tempi sospetti, fughe di notizie), e non piuttosto l'assenza assoluta di giustizia (lentezza dei processi, indulto, prescrizioni, tentativi di vietare strumenti indispensabili per svolgere le indagini quali rogatorie e intercettazioni, tagli dei fondi)? E’ sbagliato processare Berlusconi, pur con prove pesantissime a suo carico (la lettera di Mills la possono leggere tutti)? E’ accanimento politico senza precedenti? E quello contro Craxi cos’era? Forse ci sono processi a carico del primo ministro perché abbiamo un primo ministro che le ha fatte grosse, come tanti prima di lui. E se non le ha fatte così grosse, verrà assolto, come già successo, o riuscirà a mandare in galera qualcun altro al posto suo, come già capitato al fratellino. Quando è scoppiata Tangentopoli il paese ribolliva di indignazione, oggi i pochi che si indignano passano per violenti che insultato il capo dello Stato e il papa. Un paese che sta perdendo il senso civico, l’abitudine alla partecipazione, la capacità di criticare. E qua il problema sta in un terzo potere, il più importante forse di questi tempi, il potere di controllare l’informazione; non c’è bisogno di dire se siano politici o magistrati a controllare i media.&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Romano, e non solo lui, vorrebbe che un’elezione valesse per un’assoluzione. Il popolo ti ha indicato come migliore governante possibile, sei al di sopra del bene e del male, governaci. Non dovrebbe essere così. Faccio un esempio prendendo spunto dalle odierne notizie di sport. Tutti noi ci eravamo un po’ infatuati di questo Riccò. Se avessimo potuto votarlo per rappresentare l’Italia alle Olimpiadi l’avremmo votato in massa. Quando le notizie di controlli su di lui son filtrate (Romano direbbe che qualcuno ha chiuso gli occhi mentre informazioni riservate escono dai suoi uffici) Riccò ha berlusconianamente detto “vogliono rovinare la mia immagine”, e i tifosi han pensato “beh è fisiologico per lui avere l’ematocrito alto, i controlli dimostreranno che non c’è niente”. Oggi scopriamo (in attesa delle controanalisi, ma di solito è attesa vana) che Riccò aveva davvero barato, e giustamente stamattina “la folla lo copriva di fischi e insulti”. Questo significa avere senso etico e capacità di indignarsi. Se uno sbaglia, che paghi. Ci si sta male, ma bisogna saper condannare i comportamenti illegali anche se a commetterli è una persona che ci piace. Purtroppo in Italia ormai anche se si ascoltano le intercettazioni e si leggono le sentenze si fa finta di non sentire e non vedere. Come quei tifosi juventini che ancora hanno il coraggio di difendere Moggi. Nelle altre democrazie liberali, che immagino piacciano molto a Romano, e non solo a lui, i politici “perseguitati” dai giudici si dimettono, o vengono cacciati, non cambiano le leggi distruggendo il sistema giudiziario per evitare la galera, e i popoli si indignano forse un po’ di più.&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Romano, e non solo lui, vorrebbe una paese più governabile, vorrebbe sciogliere i lacci che imprigionano l’economia. Per il paese più governabile, basterebbe far venire meno, se possibile, qualche altro presupposto della democrazia liberale, dopo l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Magari saltare a piè pari qualche altro fastidioso vincolo costituzionale. La democrazia russa mi risulta un buon esempio di governabilità, ma anche Hitler, quando vinse le elezioni, riuscì nell’intento di rendere più governabile il paese. Il dispotismo elettivo che Jefferson temeva è ottimo per chiunque desideri una buona governabilità. Per quanto riguarda i lacci che imprigionano l’economia, prendendola da un punto di vista liberale, il problema più grosso è, ancora, la corruzione dei politici e gli intrecci di affari che legano politica, economia e mafia, facendo dell’Italia un paese senza vera concorrenza, in cui fare investimenti è rischioso e comportarsi onestamente lo è ancora di più. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Magari Romano, ex-ambasciatore, teme che un arresto di Berlusconi  potrebbe compromettere la credibilità internazionale dell’Italia. Da sette mesi vivo in Belgio, e non c’è studente, pensionato o lavoratore, che sia di sinistra, liberale o nazionalista/separatista, che non mi faccia le solite tre domande sull’Italia (ovviamente dopo averne lodato i paesaggi e l’arte): 1 – Com’è possibile che abbiate ancora la mafia? 2 – Com’è possibile che Napoli sia sommersa dai rifiuti? 3 – Com’è possibile che Berlusconi sia ancora primo ministro? “He’s a criminal” aggiungono inevitabilmente, plagiati evidentemente dalle campagne denigratorie della sinistra europea, o dai magistrati italiani che si fanno pubblicità all’estero. E le domande non sono sempre in questo ordine. E’ chiaro che non si può rispondere ad una delle domande senza rispondere alle altre. Ma quella su Berlusconi cerco di schivarla: “Te non hai visto quelli che stanno dall’altra parte. Do you know Veltroni?”&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-2607611483719719110?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/07/do-you-know-veltroni.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>6</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-339051139088457147</guid><pubDate>Tue, 08 Jul 2008 19:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-07-17T18:51:29.288+02:00</atom:updated><title>Piccoli sofismi di un'Italia che fa paura</title><description>L'altro ieri ho commentato una puntata de "Il fatto del giorno", rubrica della Gazzetta, dal titolo &lt;a href="http://gda2.splinder.com/post/17738030"&gt;Una Lewinski tra noi?&lt;/a&gt;, sul blog tenuto dall'autore Giorgio Dell'Arti, il quale ha pubblicato il mio commento bollandolo come "violenta contestazione al sottoscritto".  Potete leggerlo sul &lt;a href="http://altrimondi.gazzetta.it/post/17738349"&gt;blog stesso&lt;/a&gt;. Al che ho scritto questa risposta, che ho inviato stralciando la parte in rosso:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Caro Giorgio Dell’Arti, &lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;la mia certo è una contestazione, ma di sicuro non è violenta né è contro la sua persona. E’ una critica, forte e accalorata, ma motivata mi pare, a quello che lei a scritto su “Il fatto del giorno” del 4 luglio 2008, e ad altre sue idee esposte in precedenza. Dov’è la violenza? Dov’è l’attacco alla sua persona? Casomai c’è un attacco alle sue idee, ma supportato da ragioni ben esplicitate: si chiama dialettica. Bollare ciò come “violenta contestazione al sottoscritto” (quando ciò non è vero) senza rispondere nel merito della contestazione è reazionario, è un metodo furbetto per screditare ciò che dico prima ancora che venga letto. &lt;span style="color: rgb(204, 0, 0);"&gt;E’ un esempio di quella prassi così tipica nella nostra penosa classe dirigente, incapace di rispondere nel merito alle critiche perché impossibilitata a difendere comportamenti indifendibili, e che quindi fa ricorso a frasi come “intollerabile attacco alla persona”, “vergognoso e irresponsabile comportamento”, “si abbassino i toni” e via dicendo. Bondi, ad esempio, deve avere un vademecum di questo tipo di frasi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Con questo non voglio dire che doveva rispondermi nel merito, immagino bene avrà di meglio da fare, e la ringrazio comunque per aver pubblicato il mio commento, ma mi spiace non poter accettare che lo stesso venga bollato come un violento attacco alla sua persona. &lt;/p&gt;  &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Con stima (che rischia di affievolirsi),&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Marco Matteazzi&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Monticello Conte Otto (VI)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Neache a farlo apposta, oggi il sito del Corriere della Sera ci dà una sfilza di esempi di applicazione del suddetto metodo furbetto:&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;TITOLONE: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Insulti e attacchi in piazza. Grillo: &lt;napolitano&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Napolitano dorme&lt;/span&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;»&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;napolitano&gt;Altro titolo&lt;/napolitano&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;napolitano&gt;: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"La Guzzanti insulta la Carfagna"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;span&gt;A&lt;/span&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;span&gt;ncora: &lt;/span&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Guzzanti&amp;amp;Grillo: fiera del turpiloquio"&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;span&gt;Poi vai a leggere:&lt;/span&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; "Messi in conto gli attacchi contro Berlusconi e il Pd, arrivano anche quelli - attesi, ma scongiurati fino all'ultimo - contro Napolitano: «Fino ad ora il Quirinale ha firmato tutto, compresa l'aggravante razziale. Speriamo che la smetta».&lt;br /&gt;[...]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Pesantissimo l'intervento di &lt;b&gt;Sabina Guzzanti&lt;/b&gt;, che ha preso di mira - oltre che Berlusconi - il ministro Carfagna e persino il Papa. «Tra 20 anni Ratzinger sarà morto e sarà all'inferno, tormentato da diavoloni». E sulla Carfagna: «Io non sono moralista, non mi interessa la vita sessuale di Berlusconi, ma non può diventare ministro delle Pari opportunità una persona che ha fatto prestazioni sessuali al presidente del consiglio», ha detto citando una intercettazione a sfondo sessuale «di cui in Italia non si ha traccia ma che è comparsa sul giornale argentino &lt;i&gt;El Clarin&lt;/i&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;napolitano&gt;Qua il &lt;a href="http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&amp;amp;vxChannel=Dall%20Italia&amp;amp;vxClipId=2524_975b7178-4d29-11dd-b408-00144f02aabc&amp;amp;vxBitrate=300"&gt;video&lt;/a&gt; della Guzzanti. Mazza che turpiloquio, che pesantezza. Ma lo sanno che la Guzzanti fa satira? E sanno cos'è la satira? Certo se non sanno cosa vuol dire "insulto" non possono sapere cosa significhi "satira". Giornalisti del quotidiano più venduto d'Italia. I più venduti d'Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qua il &lt;a href="http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&amp;amp;vxChannel=Dall%20Italia&amp;amp;vxClipId=2524_373e945e-4d20-11dd-b408-00144f02aabc&amp;amp;vxBitrate=300"&gt;video&lt;/a&gt; di Grillo. Grandi attacchi, grandi insulti, come ben potete vedere. D'altra parte tutti media già si erano scagliati contro Grillo, qualche mese fa, perché aveva pesantemente insultato Napolitano: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Morfeo"&lt;/span&gt;, era l'epiteto in questione. Cazzo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non son riuscito bene ad individuare a quale categoria di fallacie argomentative appartenga questo odioso giochetto. Si esagerano in ottica negativa alcuni passaggi del discorso dell'oratore, accusandolo di volgarità e sottointendendo una sua cattiveria di fondo, facendo così in modo che delle sue tesi non si parli proprio. E' un argomento distrattivo, sposta l'attenzione. Infatti mai che sui media nazionali si parli dei TEMI trattati da Grillo, Travaglio, Guzzanti, Luttazzi. Si sposta l'obiettivo dal problema denunciato a chi lo denuncia. E' un metodo semplicemente ODIOSO e degno del REGIME MEDIATICO in cui ci troviamo a vivere. Che viene poi ulteriormente potenziato in efficacia dal cosiddetto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;argumentum ad nauseam&lt;/span&gt;: più volte si ripete una stessa cosa, più la gente tenderà a darla per vera. Ed è proprio così che le casalinghe e le nonne (senza mancare di rispetto, si intenda) finiscono poi col dire "quel Grillo,  non fa altro che offendere". E il problema sollevato da Grillo è felicemente eliminato. &lt;/napolitano&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;napolitano&gt;&lt;br /&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/napolitano&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-339051139088457147?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/07/piccoli-sofismi-di-unitalia-che-fa.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>10</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-2477614125425361572</guid><pubDate>Mon, 07 Jul 2008 10:05:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-07-07T13:01:56.289+02:00</atom:updated><title>Frasi della settimana</title><description>&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0); font-style: italic;"&gt;Ciò per cui abbiamo combattuto non era un dispotismo elettivo, ma un tipo di governo che non soltanto si basasse su dei fondamentali principi di libertà, ma tale che in esso i vari poteri fossero così ben ripartiti ed equilibrati fra i vari organi che nessuno di essi potesse varcare i propri limiti costituzionali, senza che gli altri potessero intervenire a controllarlo e fermarlo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Thomas Jefferson, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Appunti sullo Stato di Virginia&lt;/span&gt;, 1782&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Con Berlusconi stiamo diventando parte dello show mondiale. Prima eravamo degli sfigati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Flavio Briatore, da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Breviario&lt;/span&gt; di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Repubblica&lt;/span&gt; del 7 luglio 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;- Tornando a Di Pietro. Era meglio per il Pd non allearsi con lui?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;- Io dissi allora, siamo riusciti ad andare soli e male accompagnati, non l'ho condiviso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Rosy Bindi, intervistata su&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Repubblica&lt;/span&gt; del 7 luglio 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 0);"&gt;Ieri la coalizione a guida USA in Afghanistan ha bombardato nell'Est del Paese quelle che ha definito "basi di militanti". Per le fonti locali sotto le bombe sarebbe finito invece un corteo nuziale, e i morti civili e bambini. Gli USA hanno smentito: "Non abbiamo notizie di vittime civili".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;da&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Repubblica&lt;/span&gt; del 7 luglio 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;I mutui americani ad alto rischio sono stati "impacchettati" in titoli di debito e disseminati nei mercati di tutto il mondo attraverso prodotti finanziari sempre più complessi tanto che gli stessi banchieri, alla fine del processo di "lavorazione", non sono stati in grado di capire cosa ci fosse realmente dentro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Osservatorio Finanza Etica, da&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Repubblica&lt;/span&gt; del 7 luglio 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0); font-style: italic;"&gt;Nei salotti televisivi chi ragiona di sicurezza e giustizia spesso non sa di cosa sta parlando. Si discute di certezza della pena, mentre in realtà in Italia, di certo, c’è solo la certezza dell’impunità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span&gt;Antonio Manganelli, Capo della Polizia, intervistato da&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Il Giornale di Vicenza &lt;/span&gt;&lt;span&gt;il 2 luglio 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0); font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-2477614125425361572?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/07/frasi-della-settimana.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-4933401782838415625</guid><pubDate>Wed, 18 Jun 2008 09:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-06-18T20:57:25.710+02:00</atom:updated><title>Mario Rigoni Stern (1921-2008)</title><description>Scrive Goffredo Fofi su "Il Sole 24 Ore" riguardo Mario Rigoni Stern:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(153, 0, 0);"&gt;I suoi libri e articoli sugli animali e sulle piante sono stati dettati da una conoscenza diretta e da un rapporto continuativo con la natura, che passava però attraverso la vita degli uomini, i modi in cui gli uomini hanno interagito con le piante e con gli animali. Con questi ultimi, anche attraverso la mediazione e l'esperienza diretta della caccia. [...] naturalmente si trattava per lo scrittore veneto di un modo d'intendere la caccia nel quadro di una cultura (e di una necessità) che nulla hanno a che fare con quelli di oggi, che egli per primo detestava.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Uomini, boschi e api, Il libro degli animali, L'Arboreto selvatico sono ricchissimi di ricordi, d'incontri, di vicende, di situazioni che hanno al loro centro un rapporto antico con la natura, avvilito o distrutto dalla modernità. Di questo Rigoni Stern ha molto sofferto, ma ha anche reagito molto, lottando contro i modi in cui l'uomo ha voluto intervenire sulla natura in nome di un progresso ottusamente distruttivo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Chi di voi mi conosce, o mi legge ogni tanto, si accorgerà forse della forte assonanza tra la poetica di Rigoni Stern come la descrive Fofi e la mia prospettiva sul mondo  (il mio punto di vista sulla città, come si dice sotto al titolo del blog riprendendo un'espressione di Liebniz). L'influenza di Mario Rigoni Stern è stata infatti forte come solevano essere le sue parole, e mi si è trasmessa non attraverso i libri (ho letto solo "Il sergente nella neve") quanto attraverso gli articoli e le interviste che lo riguardavano, trovati periodicamente su "Il Giornale di Vicenza".&lt;br /&gt;In particolare, a significativo esempio, mi colpì quando, parlando del lavoro dei tagliaboschi, disse che tenere in vita questo mestiere (volutamente non uso il termine "professione") era fondamentale non solo per i lavoratori o per tenere vive antiche tradizioni ma per la sopravvivenza stessa dei boschi dell'Altopiano, che del lavoro e della cura dell'uomo necessitano. Per Rigoni Stern un doppio legame di necessità lega la natura e il lavoro dell'uomo, un legame antico: l'uomo senza natura è, per l'appunto, snaturato, e la natura, senza l'uomo,  diventa un luogo brutto e ostile, insicuro e instabile, un "locus amenus et horridus". Un legame forte che nei secoli ha reso l'Altopiano e i suoi abitanti un micromondo unico, stabile, armonico, autosufficiente. Micromondo che si sta perdendo, sopraffatto da quella modernità cui aveva resistito fino alle guerre mondiali. Sconfitto sì dall'avanzare della speculazione immobiliare e delle piste da sci, ma soprattutto dalla diffusione inesorabile della mentalità moderna, di cui le colate di cemento non sono altro che un'inevitabile conseguenza.&lt;br /&gt;L'Altopiano era in EQUILIBRIO. Le generazioni si succedevano mantenendo intatte sapienze, culture, mestieri, in una vita comunitaria fondata su valori semplici e legata ai ritmi della terra. Il PROGRESSO che vi è arrivato, invece, già nella parola indica uno SQUILIBRIO: quello dell'Altopiano dei giorni d'oggi, emblematico esempio delle sorti a cui la modernità ci ha portato globalmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo una sua immagine da un'altra intervista, che vorrei citare ma il ritaglio è in Italia e io sono in Belgio. Rigoni Stern raccontava che fino al secondo dopoguerra, quando si arrivava dall'Altopiano all'inizio del Costo per scendere a Vicenza, dai mille metri di altezza si apriva lo spettacolo della pianura padana e del mare, con le colline beriche ed euganee e le città e i paesi, che l'aria limpida permetteva di godere nella sua splendida interezza. Negli ultimi cinquantanni una coltre di fumo e foschia ha ricoperto la pianura, impedendone a volte addirittura la visione. Diceva Rigoni Stern, che quella coltre grigia che si era formata negli anni era il prezzo che avevamo pagato per il nostro "benessere".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora hanno fatto una nuova pista da sci, a 1400 metri al Passo di Vezzena, in una piana magica che Rigoni Stern magicamente descrisse nei suoi racconti. Uno degli ultimi micromondi almeno parzialmente inviolati rimasti dalle nostre parti. E nuove piste da sci, appena sopra i mille metri (lo sa questa gente che non nevica più a quelle altezze? Sì, ma l'importante è che nevichino i finanziamenti statali per costruirle) nella zona dei Fiorentini dall'altra parte della Valdastico.&lt;br /&gt;Nel mio cuore, quella pista da sci costruita in Vezzena, che pure non ho ancora visto, è una ferita che sanguina giorno dopo giorno. Perché, in un certo senso, nulla sarà più come prima: la piana era la meraviglia che era proprio per il fatto che non ci fosse null'altro che pascoli, boschi e montagne. Un albergo spesso vuoto, una trattoria (in passato erano due, ma i tempi cambiano e mentre crescono piste da sci le trattorie, in montagna, chiudono), una chiesa e quattro case. E poi malghe, vacche, funghi e caprioli. La pista da sci e il suo cemento sono uno sfregio portato in pieno viso a tutto questo. Vezzena era un posto per passeggiare d'estate, e d'inverno era perfetto per chi volesse esplorare i boschi in sci da fondo. Su quel bosco dove ora c'è la pista andavamo a raccogliere i porcini, e ai confini del bosco, dove ora c'è la biglietteria e la base dell'impianto di risalita, tante volte avevamo visto i caprioli pascolare al tramonto. Magari i caprioli passeranno lo stesso, ma non sarà più come prima, e davvero fatico a spiegarlo a chi è contento che una nuova pista da sci colleghi finalmente Vezzena a Lavarone. Per questo il rimpianto è ancora maggiore, che non ci sia più una voce come quella di Mario Rigoni Stern a far capire meglio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-4933401782838415625?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/06/mario-rigoni-stern-1921-2008.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-8356327320599611282</guid><pubDate>Thu, 27 Mar 2008 11:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-03T18:27:01.778+02:00</atom:updated><title>Solidarietà pelosetta</title><description>Pubblico un estratto da un articolo di Franco Perlotto pubblicato su "Il Giornale di Vicenza" il 25 marzo 2008.&lt;br /&gt;Perlotto, vicentino, prima che cooperante in operazioni umanitarie fu alpinista di spicco: fece parte con Alessandro Gogna (di cui &lt;a href="http://www.nerovivo.it/2007/11/rawalpindi-pakistan.html"&gt;già&lt;/a&gt; vi ho parlato) e Marco Preti della prima memorabile ascesa italiana all'impressionante &lt;a href="http://www.gdargaud.net/Climbing/Salathe.html"&gt;via Salathé al Capitan&lt;/a&gt;, nella Yosemite Valley, in California, tre giorni e mezzo di parete verticale, appesi nel vuoto sotto il sole cocente. La Salathé era considerata a quei tempi (1978) la via più difficile al mondo, ed era affare quasi esclusivo dei californiani, avanti anni luce nelle tecniche e nella filosofia dell'arrampicata libera. Passata metà della salita, quando era ormai impossibile tornare indietro, Gogna ebbe una forte crisi di sete dovuta al fatto che non avevano portato acqua a sufficienza, e i tre rischiarono seriamente di rimanerci.&lt;br /&gt;Perlotto è autore, oltre che di diversi libri di alpinismo, di "Un mondo, mille guerre", in cui si testimonia come nel mondo della cooperazione internazionale "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;dietro intenti ufficiali di solidarietà&lt;/span&gt;" si nascondano&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt;strategie che spesso aumentano lo scollamento tra popoli ricchi e popoli poveri&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Ci furono anni in cui partire per fare il volontario nei paesi poveri era una decisione dettata dal cuore, dalla volontà di portare un po' di aiuto a chi soffriva davvero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;In quei tempi, non così lontani dai nostri, i volontari erano tra i pochi a dare una mano ai più sfortunati. Dedicavano un paio d'anni della propria esistenza a soccorrere il prossimo. Qualcuno anche tutta la vita. Poi invece gli aiuti ai paesi poveri furono istituzionalizzati e la burocrazia e le sigle andarono a sostituire ogni spirito di volontariato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;I paesi poveri si chiamarono Paesi in via di sviluppo, gran parte delle associazioni di volontariato divennero Organizzazioni non governative, i volontari si trasformarono in operatori di cooperazione, cooperanti. Ma perché tanto interesse a regolamentare fino alla paranoia il volontariato internazionale? I governi del nord del mondo stavano investendo svariati quattrini per le operazioni umanitarie e si stavano inserendo dove, fino a una quindicina d'anni prima, arrivava soltanto la carità dei singoli. Carità di stato dunque, ma a che prezzo? Perché tanta importanza ai poveri? Da un lato faceva piacere scoprire la mobilitazione del mondo ricco in aiuto dei meno abbienti, ma anche al più ingenuo degli idealisti veniva da chiedersi quali fossero gli interessi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Non si trattava dunque di cinismo da quattro soldi quella frase del coordinatore della cooperazione italiana in Brasile: «Io sono qui per creare degli equilibri».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Ecco dunque apparire la vera faccia dell'aiuto umanitario di stato. Nei rapporti politici bilaterali l'aiuto viene usato dai paesi ricchi come merce di scambio. Un ospedale, una operazione di escavazione di pozzi, una campagna contro la lebbra vengono messi sulla bilancia per ottenere concessioni estrattive, commerci semplificati, facilitazioni per l'insediamento di industrie. Normalmente, quando non c'é una presenza diretta dei governi, chi opera nei Paesi in via di sviluppo sono le Organizzazioni non governative.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Spesso si tratta di associazioni di volontariato, qualcuna legata all'ideale cristiano di carità, qualcun'altra in sintonia col concetto di solidarietà nato intorno al sessantotto. Ma la maggioranza delle associazioni hanno chiesto ed ottenuto il riconoscimento per attingere ai fondi pubblici per la realizzazione dei progetti. Sono quindi diventate organizzazioni non governative. L'organismo opera il programma sul territorio e chiede il finanziamento allo stato o alle comunità di stati. Ma a livello diplomatico, la sovvenzione prima o poi va a pesare nei rapporti tra i due paesi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Le ambasciate occidentali sono costantemente al corrente dei progetti che i propri governi finanziavano alle associazioni di volontariato e ne utilizzano pesantemente il prezzo sociale e politico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;In Brasile, ad esempio, l'ambasciata italiana teneva in bella vista nell'ufficio commerciale una mappa con tante bandierine colorate, dove a colpo d'occhio si poteva avere la situazione dei vari tipi di intervento sul territorio: il programma finanziato alle Ong, il programma affidato ad una Ong o il programma gestito direttamente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Ecco dunque che la colonizzazione dei paesi del sud del mondo, creduta morta per sempre, persiste in una forma più subdola. Si aiutano i paesi poveri per facilitare gli interessi dei paesi ricchi. Spesso, per riuscire ad arrivare per primi a salvare i diseredati, gli stati d'occidente s'affrontano in vere e proprie battaglie diplomatiche. Ma colui che opera nel volontariato internazionale non ne è del tutto estraneo o inconscio. La maggioranza dei volontari che lavorano per conto delle associazioni sono veri e propri professionisti che operano nell'ottica del mantenimento del posto. Non tutti certamente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Una piccola minoranza è ancora legata alla meravigliosa idea di solidarietà, altri invece erano dei veri e propri avventurieri. Quest'ultimi rimangono sul progetto per poco tempo, quei sei mesi sufficienti per sentirsi qualche pallottola sfiorare il cranio.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt; [...]&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Le stesse associazioni, spesso sotto la lustra etichetta della solidarietà, non sono altro che agenzie di collocamento alle quali mendicare un posto di lavoro. Alla fine degli anni Novanta a Nairobi, ad esempio, crocevia degli aiuti per quasi tutta l'Africa, il movimento dei volontari era vorticoso. La presenza di tante Ong sul territorio, dei vari uffici umanitari e del quartiere generale dell'Onu, avevano fatto della città un crocevia per il volontariato professionale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;La paga iniziale si aggirava sui mille e cinquecento euro al mese, che poteva salire intorno ai tre per coloro che avevano incarichi dirigenziali. Per chi aveva già avuto un mandato in Africa era abbastanza facile farsi riciclare su un altro progetto, anche da un'altra Ong. Ecco dunque un mondo sommerso che sotto la parvenza della solidarietà gestiva un vero e proprio mercato del lavoro. Entrarci per la prima volta non era poi così semplice.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Se un volontario partiva dal nord del mondo con il suo bagaglio di idealismo e di voglia di fare qualcosa di utile, si poteva trovare emarginato sul posto di lavoro, qualora non fosse entrato nei parametri che via via erano andati a crearsi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Si erano viste delle zuffe vere e proprie pur di mantenere una posizione di supremazia o per conservare un posto importante all'interno di un progetto. Ecco dunque che architetti, infermieri, ragionieri, medici che nulla avevano a che fare con il volontariato in quanto erano dignitosamente pagati, saltavano di progetto in progetto a gestirsi la loro fetta di lavoro. Persone che, dopo tanti anni che vivevano da un paese all'altro, da una guerra all'altra, non avrebbero più saputo inserirsi nel proprio paese d'origine.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Non sapevano fare altro che rincorrere gli instabili progetti che le Ong gestivano quando i governi occidentali non volevano figurare in prima persona. Nuovi avventurieri per una nuova conquista, non dissimili dai conquistatori al seguito di Cortez o dai pionieri dell'ovest americano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Il concetto subdolo di quel tipo di intervento umanitario feriva non soltanto la libertà dei popoli che venivano condotti verso la schiavitù nei meccanismi controllati dai paesi più ricchi, ma anche coloro che credevano davvero nella solidarietà e che spesso aiutavano gli organismi con supporti economici.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Pur essendoci qualche associazione che operava per lo sviluppo dei popoli con disinteressato intento filantropico, la grande macchina degli aiuti internazionali era una torta che faceva gola ai più. Facevano sorridere dunque i sottili e sofisticati distinguo tra operazioni umanitarie armate o civili. I risultati erano gli stessi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;La solidarietà di stato non è mai esistita. Spesso maschera soltanto l'ignobile sciovinismo dell' "aiutiamo i poveri a casa loro prima che ci vengano tra i piedi". Più sovente maschera la nuova colonizzazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;In Albania, per esempio, quello che non era riuscito a fare il fascismo, forse si era completato nei giorni degli aiuti mondiali, con o senza i militari, con o senza gli interventi degli italiani. Lo sviluppo del sud del mondo interessa ai governi d'Occidente. Con lo sviluppo dei paesi poveri ci saranno nuovi mercati da esplorare, ci saranno nuove possibilità economiche per l'occidente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Certamente questo interesse può essere di tornaconto ai paesi in via di sviluppo. Ma non si chiamino questi interventi né solidarietà né carità. Non si chiami più col nome di volontario l'operatore di cooperazione. Il cooperante è un mestiere tutto sommato molto interessante. A me piace, soprattutto ora che tutto è molto più chiaro in quanto lavoro nella cooperazione di stato. Se sempre accade che solidarizzo con la gente dove vado, con i beneficiari dei programmi dove opero, questo è un piacere tutto mio e nient'altro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Sono cosciente che alle spalle c’è tutt' altro ed è comunque un mio dovere avvisare sempre la gente che riceve i nostri progetti di ciò che può significare per loro in termini di libertà globale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franco Perlotto, Nairobi, Kenya.&lt;br /&gt;Pubblicato su "Il Giornale di Vicenza" il 25/03/08.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-8356327320599611282?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/03/solidariet-pelosetta.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-652594077363246055</guid><pubDate>Thu, 20 Mar 2008 15:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-21T13:05:48.764+01:00</atom:updated><title>Sull'elaborazione di un'idea della malattia e della morte</title><description>Proseguendo il discorso iniziato con Cesko a commento del post precedente, riguardo al predominio della tecno-scienza, nella quale la tecnologia abbatte le barriere senza troppo preoccuparsi del senso e delle conseguenze, sulla scienza pura, che invece non può slegarsi da una visione filosofica più ampia...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ugualmente preoccupante (e strettamente collegata) è, a mio avviso, la perdita dell'accettazione della malattia come inevitabile condizione umana. Non si concepisce più di poter essere malati, la malattia, e la morte come malattia suprema, sono temi rimossi dalla società contemporanea. Addirittura ci sono persone che non riescono ad andare ai funerali (un rito vecchio quanto l'uomo, necessario per comprendere, elaborare e superare insieme alla comunità di cui si fa parte un lutto doloroso) tanto l'idea della morte è diventata spaventosa e inaccetabile. La rimozione collettiva delle idee di malattia e di morte, nella società del packaging e dell'immagine, ce li rende concetti tabù, da nascondere, da non pensarci. "Non sta farmici pensare va'". Ma l'elaborazione di un'idea della malattia e della morte è necessaria, oltre che per soffrire e morire bene, soprattutto per vivere bene. Le religioni stesse non sono altro che una risposta a questo. Nella società occidentale l'umana necessità di saper pensare malattia, dolore e morte, e di conviverci con un minimo di serenità, non solo non è più soddisfatta (alla base, a mio parere, ci sono ancora una volta  motivazioni legate al modello economico consumista), addirittura non viene più riconosciuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' utile oltre che interessante avere la possibilità di vivere accanto a degli animali. Per noi è sorprendente vedere come le malattie e la morte facciano parte della loro vita in un modo così naturale. Osservandoli credo possiamo imparare molto. Il gatto zoppo, quello cieco, la mucca con i tavaroni delle vespe, il piccione senza dita, la gallina spennata. Ricordano i personaggi delle fiabe popolari: lo storpio, il tignoso, il cieco, il sordo, lo scemo... Ora addirittura si ha paura ad usare quei nomi: il cieco è un non vedente, il sordo è un non udente, il sordomuto è un sordoprelinguale o preverbale, lo storpio un disabile. Se ci fate caso, tra l'altro, quelli attuali son quasi tutti termini che contengono una negazione ("non", "dis"), quasi che, pur di nascondere la malattia, si vada a porre l'accento sulla negazione della condizione di normalità. Ma questo è ben peggio, credo. Come se i malati fossero anormali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E che nobile dignità nel cane che, sapendo che la sua ora si avvicina, prende e se ne va nel bosco, a lasciarsi morire, in un'epica solitudine. Per chi si batte in nome di un dio perché ai malati terminali si continui a dare alimentazione o respirazione artificiale, contro la loro volontà e contro ogni ragionevolezza: se il vostro dio ha creato il mondo, imparate a guardarla, la sua creazione, le sue creature, pazzi che non siete altro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-652594077363246055?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/03/sullelaborazione-di-unidea-della.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-7485109634701480644</guid><pubDate>Sat, 15 Mar 2008 12:14:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-15T13:26:18.895+01:00</atom:updated><title>Tecno-scienza: avanti tutta, senza farsi domande</title><description>Scusate se insisto con Massimo Fini, ma questi son temi che vanno discussi. Noi stiamo a pensare alle elezioni-farsa, e va bene, ma ci sono argomenti di attualità ben più scottante da non perdere di vista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Se l'uomo diventasse immortale non avrebbe più senso la vita&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Anni fa uno dei padri della psicoanalisi italiana, Cesare Musatti, laico, dichiarò, quando aveva superato i novant'anni ed era quindi al di là di ogni sospetto: "Un mondo popolato solo da vecchi, o prevalentemente da vecchi, mi farebbe orrore". Sono quasi le stesse parole usate, qualche giorno fa, da Benedetto XVI parlando ai ragazzi del Centro Giovanile San Lorenzo di Roma: "Un mondo di vecchi sarebbe spaventoso". E Ratzinger ha aggiunto, in polemica con quella parte della scienza medica, biologica, genetista (e anche con quella pseudocoscienza, più vicina alla ciarlataneria di Cagliostro e degli alchimisti, dei medici-manager alla Veronesi e alla Don Verzè col suo 'Centro San Raffaele Quo Vadis' e il suo progetto per l'immortalità) che sta lavorando per portare la vita dell'uomo a 120 anni e in prospettiva, con ulteriori nuove scoperte, a 400, a 500, a 800 anni: "Poniamo pure che venisse scoperta la 'pillola dell'immortalità'. Che cosa accadrebbe? Avremmo un mondo invecchiato, un mondo di vecchi che non lascerebbe più spazio ai giovani, alla novità della vita". Se portiamo infatti i progetti prometeici dei nostri moderni scienziati alle loro estreme conseguenze logiche si arriverebbe a un punto in cui, in un mondo saturo di umani, non ci sarebbe più posto per nuove nascite. Sarebbe un mondo pietrificato. Quello degli Immortali sarebbe un mondo morto. Questi sono i paradossi cui conduce la Scienza quando inseguendo i deliri di onnipotenza della Ragione illuminista perde la ragionevolezza, il senso del limite.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;L'uomo della società preilluminista, preindustriale, agricola, sapeva bene, attraverso la conoscenza del ciclo seme-pianta-seme, che la morte non è solo la conclusione inevitabile della vita, ma è la 'precondizione' della vita. Senza la morte non ci sarebbe nemmeno la vita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Certo, l'uomo non è una pianta. Per lui le cose non sono così semplici. E' un animale tragico perchè è la sola creatura ad essere lucidamente consapevole della propria esistenza e della sua ineluttabile conclusione. E questo è un boccone amarissimo da mandar giù. D'altro canto se non può accettare serenamente la propria morte non può nemmeno concepire l'immortalità. Tanto il finito che l'infinito, sia nel tempo che nello spazio, sono fuori dalla sua possibilità di comprensione, concettuale ed emotiva. Per questo, attraverso le religioni, ha ipotizzato un'immortalità metafisica (che è il discorso che faceva Ratzinger a quei ragazzi), ma non ha mai pensato, se non nella letteratura di fantascienza, alla possibilità di un'immortalità fisica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Ci voleva la dabbenaggine della scienza moderna per arrivare a questo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Del resto è da tempo che la Scienza, allontanandosi dalla conoscenza pura in favore delle sue applicazioni e del suo braccio armato, la Tecnologia, ha smesso di farsi domande. Si è risolta in un puro agire. Se può fare una cosa la fa, punto e basta, senza porsi ulteriori interrogativi. E questo, lasciando pur perdere le follie deliranti sull'immortalità, vale anche per quell'imperativo categorico dei tempi moderni che è l'allungamento a tutti i costi della vita. Ma se questo allungamento abbia davvero un senso, e quale, la Scienza non se lo chiede. Già nei primi anni del '900, in quel suo straordinario saggio intitolato 'La scienza come professione', Max Weber scriveva: "Il 'presupposto' generale della medicina moderna è che sia considerato positivo, unicamente in quanto tale, il compito della conservazione della vita...La scienza medica non si pone la domanda se e quando la vita valga la pena di essere vissuta. Tutte le scienze naturali danno una risposta a questa domanda: che cosa dobbiamo fare se vogliamo dominare 'tecnicamente' la vita? Ma se vogliamo e dobbiamo dominarla tecnicamente, e se ciò, in definitiva, abbia veramente un significato, esse lo lasciano del tutto in sospeso oppure lo presuppongono per i loro fini". Purtroppo i Max Weber non ci sono più. Oggi siamo in mano ai Don Verzè.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Massimo Fini&lt;br /&gt;Uscito su "Il gazzettino" il 14/03/2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-7485109634701480644?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/03/tecno-scienza-avanti-tutta-senza-farsi.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-3924795574263052575</guid><pubDate>Tue, 11 Mar 2008 18:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-11T19:59:44.294+01:00</atom:updated><title>Scambio epistolare tra il Negro e Nico Rossi - 6 e 7 (fine)</title><description>6. Mittente: NICO ROSSI&lt;br /&gt;Data: 04-03-08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;I&gt;Bene, vedo che entriamo sul concreto. Ti dirò che molti dei tuoi no e dei tuoi si io li condivido e li attuo anche. Non solo personalmente, ma anche socialmente: nella vita famigliare, nelle prese di posizione che mi sono accessibili sul piano collettivo.&lt;br /&gt;Ma occorre tener ben chiara la distinzione tra il piano sociale, in cui si decide per se stessi o per gruppi, e quello politico dove si delibera per tutti, in forma di leggi vincolanti. E' il piano politico quello  che invochi parlando di proposte di legge. Nessun disegno di legge diventa legge fuori dalle regole che stabiliscono che una legge va approvata in un certo modo ed ha vigore per una certa comunità politica che condivide certe regole nel fare e disfare le leggi. Tra le regole di questo spazio pubblico che è la Repubblica Italiana ci sono le elezioni popolari che legittimano legislatori a fare le leggi e a disfarle. Questo è quello che ci hanno lasciato gli antenati. La domanda adesso diventa: come farà un disegno di legge a diventare legge? Con quale maggioranza?&lt;br /&gt;Tutto ciò premesso io penso con simpatia ad ogni autentica passione civile come la tua e quella di Beppe Grillo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nico&lt;/I&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. NEGRO&lt;br /&gt;Data: 04-03-08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;I&gt;Ed io alla sua, a quella di mio padre che nel tempo libero lavora per organizzare le primarie del Pd a Bolzano Vicentino, ai tanti esempi di adulti come voi rispettosi delle istituzioni e dei doveri democratici.  Lasciamo stare Berlusconi e Veltroni, sono questi gli esempi che dobbiamo portarci dentro noi ragazzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marco&lt;/I&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-3924795574263052575?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/03/scambio-epistolare-tra-il-negro-e-nico_11.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-4031752528451349241</guid><pubDate>Sat, 08 Mar 2008 15:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-11T20:00:16.063+01:00</atom:updated><title>Scambio epistolare tra il Negro e Nico Rossi - 5</title><description>5. Mittente: NEGRO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Data: 04-03-08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Alla nuova proposta ci si sta lavorando. In tutta Italia si sta muovendo qualcosa di grande, forse non tutti lo percepiscono perché il canale di comunicazione, per forza di cose, è internet, e la comunizione dei massmedia tradizionali (tv e giornali più che la radio) né è tagliata fuori. D'altra parte è la comunicazione dei massmedia tradizionali ad averci tagliato fuori per prima (l'informazione, in Italia, è libera solo in rete e in qualche radio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcosa che viene fuori dai movimenti contro le guerre, contro le basi americane, contro la TAV, ma anche dal popolo che nei movimenti non c'era, il popolo come lo intendeva Pasolini, la parte più sana e attiva delle classi sociali popolari, la gente comune per la quale il sistema oligarchico dei partiti ha toccato il fondo, e che finalmente vuole riprendersi la sovranità che le spetta. Qualcosa che nasce dal pensiero di un certo numero di intellettuali illuminati e non collusi. E soprattutto dai giovani, che non riescono proprio a capire come un sistema tanto marcio possa ancora reggersi in piedi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La punta dell'iceberg in Italia sono i movimenti di Beppe Grillo, ma sotto ci sono molte altre sfaccettate realtà a mio parere ben più mature e valide, dal "Movimento per la decrescita felice" di Maurizio Pallante al "Movimento Zero" di Massimo Fini. E si arriva alla neonata "Vicenza Partecipa" cui stiamo provando a dar vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tutti i no ci sono dei sì. Questi sono alcuni dei miei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No alla democrazia rappresentativa e sì alla democrazia diretta e partecipativa (in ambiti limitati e controllabili).&lt;br /&gt;No alla globalizzazione di capitali, merci, culture, persone, sì ai localismi, all'autoproduzione, all'autoconsumo.&lt;br /&gt;No alla crescita, sì alla decrescita.&lt;br /&gt;No al consumo, sì all'uso.&lt;br /&gt;No alla quantità, sì alla qualità (della vita, della lavoro, dell'ambiente).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche qui si potrebbe andare avanti. Queste sono le idee di base, ma si sta lavorando per cercare di concretizzarle. Giusto per sfatare il mito, a cui troppi si attaccano quando non hanno più argomenti per ribattere, che sappiamo solo criticare, o che siamo dei pessimisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei parla di ridurre le piaghe di centimetri. Come le ho già detto in passato, il mio punto di vista è che non ci sia più tempo per curarsi dei centimetri. Bisogna cominciare a ragionare più in grande. Certo, partendo dalle piccole cose, ma prendendo tutta una nuova strada. Nuova davvero perché nuova nei contenuti, e necessaria. Se non si cambia il sistema nel suo complesso, non c'è riforma che serva a qualcosa, per ogni passo avanti se ne fanno due indietro. Bisogna rifare tutto da capo o quasi, partendo dall'abolizione della causa di gran parte dei nostri mali, l'assurdo indice PIL in base al quale si crede di stimare il nostro benessere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' un cammino lungo, è chiaro, siamo solo all'inizio e non è detto che avremo successo. Ma, a parte il fatto che ci sono già i primi risultati tangibili (le proposte di legge popolare depositate da Beppe Grillo con più di 300000 firme raccolte in poche ore, le consulenze del movimento per la decrescita felice alle amministrazioni locali, le liste civiche che stanno nascendo in questi giorni anche a Vicenza), se non avremo successo saranno le cause di forza maggiore (dall'esaurimento del petrolio alle crisi finanziarie, dalle guerre alle migrazioni ai cataclismi) a costringerci ad abbandonare questo assurdo stile di vita che stiamo conducendo. Per cui tanto vale non perdere tempo e mettersi al lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Faremo meglio delle generazioni precedenti? A giudicare dallo scempio che si sta facendo del pianeta Terra, dalle guerre che si sono succedute con un'inedita violenza nell'ultimo secolo, dalle derive etiche a cui il progresso tecnologico incontrollato ci sta portando, in linea teorica far meglio non dovrebbe essere difficile (il problema è più che altro diffondere queste idee). E' anche vero che al peggio pare non esserci mai fine. Ma il modello di riferimento, tra gli antenati, è un po' più indietro, in quelle generazioni che sapevano lavorare la terra e cavarne da vivere senza distruggerla, in cui le relazioni sociali avevano la priorità sulle questioni economiche, in cui, spesso in forma del tutto inconsapevole, già si esercitava la democrazia diretta nella forma dei consigli tra famiglie. Dovremo gradualmente, e senza rinunciare ai migliori risultati del progresso e della tecnologia, tornare a qualcosa di simile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco le mie idee in positivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora saluti,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marco &lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-4031752528451349241?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/03/scambio-epistolare-tra-il-negro-e-nico_08.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>14</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-6814185156108197876</guid><pubDate>Thu, 06 Mar 2008 17:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-08T16:58:16.820+01:00</atom:updated><title>Scambio epistolare tra il Negro e Nico Rossi - 4</title><description>4. Mittente: NICO ROSSI&lt;br /&gt;Data: 04-03-08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(0, 0, 153);"&gt;Caro Marco&lt;br /&gt;Fare l'elenco delle piaghe non guarisce le piaghe. Molto di quello che dici è vero, ma non tutto. Ad esempio la lotta all'evasione fiscale l'ha fatta solo il centro sinistra. E da questo dipende una più giusta distribuzione degli oneri e dei servizi. D'Alema ha pacificato il Libano evitando una guerra, ed ha anche ritirato i soldati italiani dall'Irak. E tante altre cose.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(0, 0, 153);"&gt;Ma il punto più importante è un'altro: qual è la tua proposta? Di quanti centimetri riduce le piaghe?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(0, 0, 153);"&gt;La stima è ricambiata, da sempre, lo sai bene. Penso anche che il senso dell'intollerabile che tu esprimi sia un sentimento politico importante. Ma non è sufficiente a fare meglio di quanto abbiano saputo fare gli uomini e le donne delle generazioni precedenti (gli antenati).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(0, 0, 153);"&gt;Ciao, Nico&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-6814185156108197876?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/03/scambio-epistolare-tra-il-negro-e-nico_06.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-1804176153866665000</guid><pubDate>Wed, 05 Mar 2008 13:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-05T14:21:22.968+01:00</atom:updated><title>Scambio epistolare tra il Negro e Nico Rossi - 3</title><description>3. Mittente: NEGRO&lt;br /&gt;Data: 04-03-08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Caro Nico,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;lei parla come un giocatore di una squadra di calcio che deve vincere la partita, com'è ovvio. Io da spettatore. E purtroppo non vedo proprio questi grandi motivi per preferire una squadra ad un'altra. Certo qualche differenza c'è: bisognerà votare il meno peggio a vita? No, ad un certo punto significa legittimare lo stato attuale delle cose. Se la partita fa schifo, meglio fare qualcos'altro. Che non vuol dire fregarsene, ma prendere altre strade. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Certo qualche differenza tra destra e sinistra c'è, ma quante sono in più le cose in comune! Non credo che Berlusconi sarà poi tanto peggio di Veltroni. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lei parla di pace, di diritti umani, ma dimentichiamo che D'Alema ha avallato i bombardamenti Nato sulla Serbia, una guerra in spregio del diritto internazionale che causò circa 250000 vittime civili e quasi un milione di profughi, solo per citare i due più vistosi effetti. Una guerra che tra l'altro ha aperto la strada alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo, con tutte le conseguenze che questa porterà. Per non parlare dell'appoggio alla guerra in Afghanistan, un'altra porcheria vergognosamente mascherata da missione di pace.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'indulto è qualcosa di talmente clamoroso che a Berlusconi non sarebbe stato concesso di attuarlo in questi termini.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La lotta contro la magistratura è stata la stessa che ha portato avanti Berlusconi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gli intrallazzi col potere e la criminalità ci sono stati (e spudorati!) anche nei governi di centrosinistra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il governo tramite senatori a vita e occupazione di tutte le più alte cariche di potere ha dimostrato un certo spregio della democrazia non dissimile da quello spesso manifestato da Berlusconi (di spirito assai più democratico sarebbe stato tornare alle urne). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E si può andare avanti per ore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;In generale è la visione del mondo ad essere esattamente la stessa: economia liberal capitalistica unico valore assoluto, sistema democratico (ma solo nel nome, che di vera e propria oligarchia si tratta) a leggittimarla. Chi ha aperto la strada a privatizzazioni e liberalizzazioni? Chi ha candidato Ichino, Colaninno, Calearo? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;D'altra parte, è la via indicata dal mercato globale e dall'Europa: si stima che il 60% delle leggi nazionali siano scritte a Bruxellles. Le regole le scrive il mercato globale, il capitalismo globale, il sistema produttivo più efficiente che si possa immaginare, ma destinato a implodere catastroficamente, perché basato su crescite illimitate che esistono in matematica ma non in natura. La Terra sta dando tutti i segnali di un'insofferenza ben più profonda di quanto si creda, ma nessuno se ne cura e i trattati per l'ambiente restano carta sporca. L'economia sopra tutto. La Torino-Lione (assolutamente inutile e dannosa dati alla mano), gli inceneritori, Berlusconi/Veltroni (fanno rima, potremmo chiamarli Berlustroni) hanno le stesse idee su tutto. E l'ipotesi di grande coalizione dopo le elezioni è tutt'altro che remota.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Io credo che la sua visione di destra e sinistra, e la suddivisione tra destra e sinistra in generale, sia stata scavalcata dalla storia. Col crollo del comunismo il capitalismo è rimasto l'unico pensiero, il pensiero unico appunto. La politica tra destra e sinistra non cambia più tanto, le guerre le fanno entrambe (ricordiamo anche Clinton, va'), la filosofia è la stessa, cambiano le sfumature. Non vale la pena votare per le sfumature tra peggio e meno peggio, mi dispiace. Meglio cercare altre strade per cambiare le cose. Ci son molti modi per fare politica, il voto, grazie al cielo, non è tutto.  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Con stima,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marco Matteazzi&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-1804176153866665000?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/03/scambio-epistolare-tra-il-negro-e-nico_05.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-8067308339063373997</guid><pubDate>Tue, 04 Mar 2008 18:14:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-04T23:06:02.786+01:00</atom:updated><title>Scambio epistolare tra il Negro e Nico Rossi - 1 e 2</title><description>Riporto qui e nei prossimi post un a mio avviso interessantissimo scambio epistolare avuto tra ieri e oggi con Nico Rossi, che già conoscete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Mittente: NEGRO (in risposta a precedente invito a partecipare alle primarie del Pd a Vicenza)&lt;br /&gt;Data: 03-03-08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Devo dire che apprezzo il vostro sforzo a livello locale. Ma&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;il pd, a livello nazionale, è una tragedia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Qua parte di ciò che penso:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.nerovivo.it/2008/03/lapoteosi.html"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;http://www.nerovivo.it/2008/03/lapoteosi.html&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Un caro saluto,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marco Matteazzi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Mittente: NICO ROSSI&lt;br /&gt;Data: 04-03-08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt;Caro Marco&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt;Sono contento che apprezzi lo sforzo a livello locale. Io ho fatto la mia&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; parte per porre la questione Dal Molin come un no ribadito dal centro&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; sinistra tutto e come impegno a fare il referendum. Credo tuttavia che&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; questo non cambierà la situazione, anche perché al governo tra un mese&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; tornerà la destra, che la base l'ha voluta e contrattata con l'America. Il&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; referendum, se vincerà il no, comunque darebbe il segnale chiaro alla&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; società americana ed europea che una certa epoca della politica estera deve&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; finire e si deve aprirne una nuova.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Per Roma io non sono d'accordo che il Partito Democratico sia una tragedia.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; Non c'è alcuna possibilità di evitare un governo forte della destra che non&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; passi per il partito Democratico. E non c'è nessuna possibilità di&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; realizzare obiettivi di sinistra, in Italia, che non passi per il Partito&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt;Democratico. E mi riferisco alle politiche economiche, fiscali, sociali, dei&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; diritti umani, della pace, dell'Europa ecc... Che  non sia vero bisogna&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; dimostrarlo indicando una strada alternativa credibile e vincente. Non mi&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; pare che nessuno lo faccia.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Nel voto degli italiani il vantaggio strutturale delle forze orientate a&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; destra è strutturalmente prevalente di 5-6 punti.Il  49,8% raccolto da Prodi&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; due anni fa è stato un risultato del tutto straordinario. Oggi siamo di&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; nuovo 45 a 55 (tutto l'Area dell'Unione contro tutta l'area di centro&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; destra). In alcune regioni popolose, Sicilia, Veneto, Lombardia il vantaggio&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; delle destre è di 15-20  punti. Nel Veneto parliamo di 60 a 40 (vedi tutte&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; le elezioni regionali e nazionali degli ultimi 15 anni).&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Questo è il motivo per cui il massimo storicamente raggiunto dall'Unione è&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; stato un pareggio. Ma il pareggio del 2006 ha determinato  debolezza&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; politica e parlamentare (pareggio al Senato). E l'incapacità di realizzare&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; punti importanti del programma che comunque si estendeva sui cinque anni del&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; mandato. Non si può dire  che Prodi ha tradito il programma perché non ha&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; avuto i cinque anni per realizzarlo. In due anni ne ha realizzato una parte,&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; quella parte per cui aveva i numeri alle camere.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Per l'oggi la situazione è questa. L'area di Berlusconi ha un vantaggio&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; notevole. Vincerà e farà politiche esattamente opposte a quelle di sinistra.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; L'unica possibilità di frenare o invertire questa situazione è data da&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; qualcuno che vinca i premi di maggioranza alla Camera e al Senato. Nel primo&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; caso il premio è su base nazionale (l'alleanza che ottiene un voto in più&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; nel totale nazionale), nel secondo caso su base regionale (l'alleanza che&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; ottiene un voto in più regione per regione; il premio è di un certo numero&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; di senatori per ciascuna regione). Sono decisivi due comportamenti: far&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; ottenere un voto in più al Partito Democratico alla Camera rispetto al PDL.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; Far ottenere al PD un voto in più al Senato in alcune regioni chiave come&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; Sicilia, Veneto, Lombardia (con premio di  senatori è consistente). Questo&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; almeno per arrivare a un pareggio al Senato (obiettivo minimo).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt;Ogni altro comportamento consegna il paese a Berlusconi per altri cinque&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; anni, e lascerà spazio solo alle proteste inutili, romantiche e&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; autoconsolatorie. Con tanti saluti per gli obiettivi di sinistra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt;Non votare è una grossa mano alla destra. Votare Grillo? Potrebbe dare una&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; mano al Partito Democratico, in due casi. Se porta via voti alla destra (non&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; al PD) nelle regioni strategiche per il Senato. Se aiuta Variati a Vicenza&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; tenendo la destra sotto la soglia del 50% al primo turno per appoggiare poi&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; Variati al secondo turno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt;Se invece porta via voti al Partito Democratico, è solo un regalo a&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; Berlusconi e alla sua politica: meno tasse per i ricchi, politica&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; internazionale di pace armata e più basi militari a fianco degli Usa, niente&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; diritti civili di nessun tipo e forse anche meno diritti umani, ad esempio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt;per gli immigrati, come già succede a Milano dove non sono ammessi negli&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; asili comunali se i loro genitori non hanno reddito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt;Attenzione, anche in politica chi troppo vuole nulla stringe! Il tutto e&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; subito in Italia non è mai esistito. L'Italia non è la Spagna. Con il voto&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt; concreto degli italiani occorre fare i conti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic;"&gt;Nico Rossi&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-8067308339063373997?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/03/scambio-epistolare-tra-il-negro-e-nico.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>6</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-7802698311614992648</guid><pubDate>Mon, 03 Mar 2008 11:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-03-04T01:24:16.227+01:00</atom:updated><title>L'apoteosi</title><description>A una prima occhiata ho scorto: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Calearo corre nel Nordest&lt;/span&gt;" ("La Repubblica" di oggi). E' passata solo una minima frazione di secondo prima che leggessi il resto, ma il mio cervello aveva già fatto in tempo a pensare "Beh, con berlusconi". Leggo meglio: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pd, Calearo corre nel Nordest&lt;/span&gt;". Pd, pd, no è non è il partito di berlusconi, quello è il ppi o qualcosa del genere. Mmm, pd, veltroni, ah, sì, beh.. Sorrido perché spero ora le carte siano più visibili a tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual'è la differenza tra destra e sinistra?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gaber 1994: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;e anche: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una bella minestrina è di destra/ il minestrone è sempre di sinistra&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;calearo 2008: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non c'è differenza fra destra e sinistra&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;e anche: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sa che differenza c'è oggi tra la destra e la sinistra? C'è che sono sedute in posti diversi del Parlamento. Punto&lt;/span&gt;."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ah, gli artisti c'arrivano sempre prima :)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ok, adesso basta. Non si parli più in Italia di destra e sinistra, per favore: SONO LA STESSA COSA. Quanto parlare, che bello show, berlusconi, veltroni... ma se vogliono esattamente le stesse cose!! Beppe Grillo dà il suo meglio quando lo evidenzia &lt;a href="http://www.beppegrillo.it/2008/02/programma_elett.html"&gt;qui&lt;/a&gt;, e purtroppo... è proprio così! D'altra parte vorrà pur dir qualcosa che questi facciano ponti d'oro (ministero dell'industria) a calearo ma a di pietro il ministero della giustizia neanche per sogno. Fosse berlusconi, sarebbe, di nuovo, LA STESSA COSA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se vogliamo che le cose cambino, se non ci piace come sta andando avanti il mondo, se non ci va come il genere umano stia correndo ben convinto verso l'autodistruzione, o comunque verso cupi orizzonti dove di certo non ci vorremmo veder vivere, dobbiamo smetterla di andare a votare questi qua, pensando che bisogna pur scegliere il meno peggio (detto per inciso, dubito ci sia un meno peggio). Sempre Beppe Grillo è nel gran giusto quando afferma che "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;non si deve perdere la speranza di un meglio&lt;/span&gt;" e che "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;chi vota il meno peggio leggittima il peggio&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cara Miusez, sembra che tu possegga ancora la capacità di farti deludere. Ma perché? Non era bastato il &lt;a href="http://www.globalproject.info/art-10590.html"&gt;16 gennaio 2007&lt;/a&gt;? Non erano bastati l'indulto, la non legge sul conflitto di interessi, la decisione di continuare con i lavori in Val di Susa, il servilismo verso la chiesa?&lt;br /&gt;Io, da quando non mi aspetto più niente di buono da loro, non son mai stato deluso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sotto elezioni le parole si librano alte, è facile rimanerne intortati e credere che davvero cambiamento ci sarà, che nuove idee stiano nascendo.  Siamo istintivamente portati a fare il tifo, non so bene perché. Ma il programma del pd, qualunque esso sia, è CARTA STRACCIA già prima di nascere. Lo hanno voluto loro, coloro che hanno fatto carta straccia del &lt;a href="http://www.robertozaccaria.it/programma-unione.pdf"&gt;programma dell'unione&lt;/a&gt; (2006) fregandosene apertamente, una volta al governo, di ciò che TUTTI prima delle elezioni avevano firmato. Per cui non vale la scusa che al senato erano in pochi. Gli altri erano di meno. C'era  scritto "UNIONI CIVILI"? C'era scritto "RIDEFINIZIONE DELLE SERVITU' MILITARI CHE GRAVANO SUI NOSTRI TERRITORI" (pag. 109, merita)? C'era scritto "UNA MAGISTRATURA INDIPENDENTE"? C'era scritto "RISOLVERE IL CONFLITTO DI INTERESSI"? AHAHAHAH.. A leggerlo adesso c'è sbellicarsi dal ridere.&lt;br /&gt;Un consiglio a veltroni: non spendete inutili risorse per un'altra fabbrica del programma: riutilizzate lo stesso, tanto è ancora tutto da fare. Per di più è scritto bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E fatela finita, prendetevi dentro anche berlusconi, nel vostro pd.&lt;br /&gt;A lui, tra l'altro, &lt;a href="http://www.nuovosoldo.it/Ambiente/Articoli/Berlusconi%C2%ABIlPdPotreiiscrivermiancheio%C2%BB4202007.htm"&gt;non dispiacerebbe affatto&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sì, si può fare&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;Sì, si può fare a meno di andare a votare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: a proposito di evidenziare anche le buone notizie: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Amato e l'addio al Parlamento&lt;/span&gt;".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-7802698311614992648?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/03/lapoteosi.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>6</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-1317961677143034558</guid><pubDate>Mon, 25 Feb 2008 15:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-02-25T17:20:17.209+01:00</atom:updated><title>Barack e Hillary, tanto fumo mediatico</title><description>Finalmente qualcuno che non si fa intortare dalla riuscita dello show, é un sollievo! Intervista a Noam Chomsky da "La Repubblica" del 23 febbraio 2008. Spero tutti lo conosciate, se no... : uno dei più geniali ed eclettici pensatori dell'ultimo secolo, ha svolto studi di linguistica fondamentali, che hanno avuto ripercussioni "nell'ambito della filosofia, della psicologia, delle teorie evoluzionistiche, della neurologia e della scienza dell'informazione" (fonte: Wikipedia). Basti pensare che io ho studiato alcune sue teorie in "Informatica Teorica", mio fratello a Scienze della Comunicazione e tanti altri a Lingue, ma puó essere che venga studiato anche a Scienze Politiche, Filosofia, Biologia.. Da alcuni considerato il più grande pensatore vivente, "The Guardian" lo ha inserito tra le dieci fonti più citate della storia della cultura, con Marx, Shakespeare e la Bibbia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;&lt;strong&gt;CHOMSKY: "BARACK PARLA BENE MA LA SUA E' POLITICA SPETTACOLO"&lt;br /&gt;Intervista di Arturo Zampaglione - La Repubblica&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;&lt;br /&gt;NEW YORK - Noam Chomsky ha dato il maggior contributo alla linguistica teorica del ventesimo secolo, esplorando il mondo della grammatica e dei segni. Ma il professore del Mit è anche un rinoceronte della politica. Lo hanno definito in vari modi: dissidente, socialista libertario, anarco-sindacalista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal Vietnam in poi, ha sempre criticato le avventure militari di Washington, ricevendo apprezzamenti non sempre graditi, come quelli di Chavez e Ahmadinejad. Anche adesso, alle soglie degli ottanta anni, Chomsky resta sulla breccia e non si stanca di analizzare (e criticare) la campagna presidenziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cosa pensa - gli chiediamo - dei protagonisti? Percepisce una svolta nel linguaggio di Barack Obama, nel suo stile, nei modi con cui conquista i giovani?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il professore del Mit risponde nella duplice veste di esperto di linguistica e di portavoce di nuove istanze politiche. Ma sui due fronti il giudizio è severo. «Ogni volta che ascolto Obama e ne analizzo il lessico, sono colpito dalla novità», premette. «Usa parole della vita quotidiana, evitando le frasi stantie dei politici. Fa riferimento a valori spirituali con la stesso effetto calamitante dei pastori protestanti. Si muove tra la folla con naturalezza e spontaneità. Ma al di là delle apparenze - aggiunge con una punta di amarezza - nessuno dei due candidati democratici, neanche Obama, si discosta dalla politica come spettacolo e come operazione di marketing».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Professor Chomsky, lei non cessa di stupirci. Chi dall´estero ha seguito le sue battaglie, pensava che Obama fosse vicino alle sue posizioni. Non è così?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Premetto che John McCain è peggio di George W. Bush: bisogna sconfiggerlo. Ma tra Hillary Clinton e Obama non c´è poi tanta differenza: si potrebbe scegliere lanciando in aria una monetina. Entrambi sono più a destra dei loro elettori e, invece di parlare di programmi, restano sul vago e sono ossessionati dai messaggi simbolici. Io non escludo, a novembre, di votare per un verde o un candidato minore. La realtà è che in queste presidenziali le questioni di stile e personalità prevalgono sui programmi di governo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Non è un fenomeno comune a tutte le democrazie mature? Negli Stati Uniti fu avviato da Kennedy, e ora contagia un po´ tutti per il ruolo-chiave della televisione.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;«Dietro al fenomeno si nasconde il tentativo delle élites di controllare l´opinione pubblica e il processo democratico. Vogliono che il popolo rimanga spettatore senza diventare protagonista, come teorizzava il columnist Walter Lippman. In America siamo più avanti che altrove grazie all´industria delle pubbliche relazioni, nata proprio qui. E i media non fanno altro che alimentare lo show».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Può farci un esempio?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Dopo un recente duello Clinton-Obama ho assistito a un dibattito di "esperti": invece di valutare le idee dei due, si sono chiesti se il gesto cortese di Obama nel tenere la sedia della rivale era un atto di rispetto o nascondeva l´arrendevolezza dei neri rispetto ai bianchi.&lt;br /&gt;Non le sembrano discussioni futili mentre infuria la guerra in Iraq? La verità è che non si parla di veri temi politici, come invece è successo in Bolivia al momento dell´elezione di Evo Morales».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Obama però dà l´impressione di voler imporre una svolta all´America.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;«Ha ragione: dà proprio questa "impressione", grazie alle parole scelte con cura, all´oratoria, al modo in cui affronta l´audience. Sembra un attore di Hollywood, la sua immagine vende bene: ma è sostanzialmente una strategia di marketing. I suoi consulenti sono gli stessi che lavorano per la pubblicità delle industrie dell´auto o dei detersivi. Sono abituati a far leva su modelle sexy, non a informare il pubblico. Così a ogni manifestazione del senatore si vedono folle entusiaste e cartelloni che inneggiano al cambiamento. Ma per fare che cosa? Nessuno lo spiega».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Eppure nei duelli tra la Clinton e Obama non mancano riferimenti a temi cruciali, come la riforma sanitaria e la politica estera.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;«Sull´Iraq entrambi litigano sulla "opportunità" o la "saggezza" dell´invasione militare, evitando di dare giudizi morali o di tener conto della pressante richiesta di ritiro del popolo iracheno».&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-1317961677143034558?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/02/barack-e-hillary-tanto-fumo-mediatico.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>5</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-6489169414538243974</guid><pubDate>Tue, 19 Feb 2008 15:21:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-02-19T19:04:14.355+01:00</atom:updated><title>Goodnews</title><description>E come promesso alla nostra musa Miusez (da notare l'assonanza), ecco una buona notizia. E' di oggi infatti il lancio d'agenzia, col quale si informa che è stata aperta un'indagine sul blitz compiuto dalla polizia giudiziaria al Policlinico di Napoli. Una settimana fa, su ordine del pm Vittorio Russo, era stato ordinato un intervento delle forze dell'ordine per un presunto caso (segnalato tramite telefonata anonima) di aborto illegale, ovvero fuori tempo massimo. Gli agenti hanno interrogato la donna subito dopo l'intervento ed hanno sequestrato il feto.&lt;br /&gt;Ora quest'indagine accerterà le responsabilità sui modi e i tempi dell'intervento. Infatti come giustificare un'azione di tale gravità motivandola con una sola telefonata anonima? Accerterà se i diritti umani fondamentali del rispetto della persona non siano stati violati ed eventualmente risarcirà la donna per il trauma inutilmente subito (da aggiungere all'ovvio trauma dell'aborto).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io questa la classifico come una buona notizia, perchè ci vedo una volontà molto forte di non lasciarsi sopraffarre da questa nuova onda moralista, clericale, ipocrita, fanatica e conservatrice, che buona parte delle forze politiche e sociali stanno seguendo. Non, si badi bene, perchè a qualcuno interessi qualcosa della donna, della sua salute o della vita (!) che secondo loro si interrompe, ma solo per compiacere il Vaticano, per conquistare voti e favori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come al solito sono le donne che quando è ora tirano fuori i coglioni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-6489169414538243974?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/02/goodnews.html</link><author>noreply@blogger.com (Gianluca Perin)</author><thr:total>6</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-6541412629650604132</guid><pubDate>Thu, 14 Feb 2008 12:21:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-02-14T15:25:20.479+01:00</atom:updated><title>L'uomo, se puó fare una cosa, prima o poi la fará</title><description>&lt;strong&gt;Clonazione, i limiti etici non fermeranno l'uomo.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;Di quale degli orrori che quasi quotidianamente ci offre la Scienza Medica tecnologicamente applicata vogliamo occuparci oggi? Dei figli concepiti senza padre, cioè senza l'apporto di uno spermatozoo maschile e quindi autoconcepiti solo dalla donna, impresa cui stanno lavorando, con esperimenti sui topi, i ricercatori inglesi della Newcastle Upon Tyme University? Oppure dell'embrione con tre genitori, perchè contiene il Dna di un uomo e due donne, creato dagli scienziati dell'Università di Newcastle (sempre loro)? O ancora degli embrioni umani clonati, come la famosa pecora Dolly, da un istituto privato di La Jolla, California, lo Stemagen Corp?Cominciamo dal primo. Il metodo è questo. Dalle cellule staminali del midollo osseo di una donna si crea, con varie alchimie, lo sperma con cui la stessa donna si autofeconda. E, oplà, nasce un bel bambino. Anzi una bambina, perchè nelle cellule femminili manca il cromosoma Y in cui risiedono i geni che determinano il sesso maschile. Che alla lunga, diffondendosi questa pratica, sparirà dalla faccia della terra. Poco male perchè è già da tempo che è diventato inutile. Sarà un mondo di sole donne. Si divertiranno da sole perchè per fecondarsi non avranno bisogno che di se stesse, del proprio midollo osseo.Ma il tabù dell'incesto e le abitudini esogamiche (il non accoppiarsi fra parenti) non nascevano proprio dal rischio che se in un gruppo di consanguinei ce n'è qualcuno con una malformazione genetica questa, a furia di interfecondazioni parentali, si trasmette fatalmente a tutto il gruppo, estinguendolo? Se in una donna che si autofeconda esiste una malformazione genetica è matematico che questa passerà a tutte le sue discendenti e alle discendenti delle discendenti. Il tabù non nasce mai a caso, ma copre ragioni (cioè motivi razionali) profonde. Ma gli scienziati moderni non si curano dei tabù, che considerano arretratezze ancestrali. Nè che un bambino avrebbe il diritto di avere, almeno in partenza, una madre ma anche un padre. L'obiettivo qui è eliminare l'infertilità maschile e se, per ottenerlo, bisogna eliminare tout court il maschio, pazienza. La Scienza e il Progresso valgono ben qualche sacrificio.Peccato che i topi, anzi le tope, dal cui midollo osseo sono state estratte le cellule staminali per farne sperma, dopo qualche mese abbiano "manifestato problemi di salute". Il fatto è che gli scienziati non sono assolutamente in grado di prevedere le infinite variabili, fisiche ma anche sociali, che a medio e lungo termine mettono in circolo con le loro straordinarie manipolazioni.Anche l'embrione con tre genitori (i geni della madre vengono sostituiti con quelli sani di un'altra donna inseriti nell'ovulo della prima) e la clonazione di embrioni, ottenuta prelevando cellule staminali dalla pelle maschile e poi inserite in ovuli femminili, svuotati del loro codice genetico, fino a far crescere un embrione che ha l'identico Dna del donatore della pelle, hanno scopi nobilissimi. Nel primo caso curare malattie genetiche ereditarie, dall'epilessia alla distrofia muscolare, trasmesse dalla madre al figlio, nel secondo creare una banca 'personalizzata' (poichè il Dna è identico) di organi e tessuti per rimpiazzare quelli danneggiati o invecchiati del donatore che diverrebbe così pressocchè immortale. Splendido. Solo che il piano è inclinato. Perchè lasciare le cose a livello di embrione e non farlo invece crescere fino a farlo diventare un adulto che sarebbe poi più facile fare a pezzettini per sostituire gli organi 'invecchiati' del suo genitore artificiale? Insomma dei 'replicanti' come in 'Blade Runner', lo splendido e preveggente film di Ridley Scott. Dice: saranno posti dei limiti etici. Ma non facciamo ridere. Come mi disse una volta il grande fisico italiano Edoardo Amaldi, che se ne intendeva perchè è uno degli inventori dell'Atomica: "L'uomo, se può fare una cosa, prima o poi la fa". Per questo, contrariamente a quanto supponiamo di noi stessi, è l'animale più stupido del Creato. E merita di scomparire al più presto. Insieme ai suoi orrori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Massimo Fini&lt;br /&gt;Uscito su "Il gazzettino" il 08/02/2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-6541412629650604132?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/02/luomo-se-pu-fare-una-cosa-prima-o-poi.html</link><author>noreply@blogger.com (Negro)</author><thr:total>5</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-3837176488565346260</guid><pubDate>Tue, 05 Feb 2008 15:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-02-05T17:08:45.575+01:00</atom:updated><title>Pillole Di Finanza</title><description>Rigiro un illuminante esempio trovato sull'Internazionale di questa settimana. Trovo spieghi in maniera semplice e diretta la deriva finanziaria che sta colpendo l'economia globale in questi anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Prendiamo un broker (speculatore), che lavora alle dipendenze di un fondo d' investimento (società che raccoglie il denaro di risparmiatori che le demandano la gestione dei propri risparmi). Questo dipendente riceve uno stipendio base di circa centomila dollari l'anno ma, se nel 2007 i fondi che gestisce registrano un aumento di valore di  500 milioni di dollari, il suo bonus spazia dai 206 ai 250 milioni di dollari (!). Ora se nel 2008 questi stessi fondi subiscono una perdita sempre di 500 milioni di dollari, lo stesso broker percepirà solamente il suo stipendio base, senza dover restituire un centesimo dei circa 250 milioni di dollari guadagnati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Insomma, aggiungo io, nel giro di due anni, la ricchezza creata o prodotta da questo dipendente è stata zero, ma il nostro bell'imbusto si è intascato una piccola fortuna.&lt;br /&gt;Moltiplicate ora questo ragionamento per le centinaia di migliaia di broker che operano in tutto il mondo e capirete perchè questo sistema è destinato al collasso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buona Giornata!&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-3837176488565346260?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/02/pillole-di-finanza.html</link><author>noreply@blogger.com (Gianluca Perin)</author><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-1052110462451870897</guid><pubDate>Sat, 19 Jan 2008 16:10:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-01-19T17:35:08.816+01:00</atom:updated><title>Niente Di Nuovo Sul Fronte Occidentale</title><description>Michele Serra, in un articolo pubblicato su "la Repubblica" di oggi, si lamenta ironicamente dell'ennesimo scandalo in casa neo-democristiana (UDEUR e più precisamente Mastella), sostenendo che non se ne può più dei soliti scandali sempre uguali da 50 anni a questa parte, della "crisi monnezza" che è crisi da vent'anni, della "crisi Alitalia" che lo è da altrettanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggendolo la risposta mi è nata spontaneamente: che c'è da stupirsi? che c'è da lamentarsi? Lui parla di scandali datati più o meno anni '70, '80 nei quali il clientelismo della DC la faceva da padrone, nei quali dominavano uomini genericamente compresi in una classe politica data per defunta: la "prima Repubblica".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cazzate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale sarebbe la "seconda Repubblica"? Dove sono le facce nuove? Quando sento parlare di uomini nuovi, di nuova politica mi viene sempre in mente una foto in bianco e nero, con Berlinguer in primo piano e un po' più defilato (ma non di molto) D'Alema. Mi vengono in mente immagini di repertorio trasmesse e ritrasmesse di un giovane Rutelli intervistato come portavoce del partito radicale (sic), una foto ancora più brutta delle attuali (se possibile) di Prodi presidente democristiano dell'Iri, e cento altre foto di altrettanti Veltroni, La Russa, Fini, Casini ecc.&lt;br /&gt;Le uniche facce relativamente nuove sono quelle della Lega, ma inutile dire che ne potevamo fare volentieri a meno.&lt;br /&gt;Questi signori non sono gente nuova, sono sempre la solita gente, solo che all'epoca non aveva la visibilità che ha oggi, all'epoca occupava centri di potere meno in vista o meno interessanti per i media. E probabilmente è stato proprio questo a permettere loro di occupare i posti che occupano oggi senza incappare in qualcuna delle inchieste che hanno decapitato le vecchie formazioni politiche. Insomma, squadre nuove ma stessi giocatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quindi che c'è da stupirsi se gli scandali sono sempre gli stessi?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-1052110462451870897?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/01/niente-di-nuovo-sul-fronte-occidentale.html</link><author>noreply@blogger.com (Gianluca Perin)</author><thr:total>10</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-13646630.post-7342962787914380770</guid><pubDate>Wed, 16 Jan 2008 14:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-01-16T18:53:23.703+01:00</atom:updated><title>Il Perenne Ritardo Della Politica</title><description>E' un luogo comune ormai diffuso che la politica sia sempre un passo indietro rispetto ai cittadini che rappresenta. Ma i luoghi comuni, si sa, nascondono sempre un fondo di verità. Nel campo dell'economia globale, della cosiddetta "globalizzazione", questo è quanto mai vero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre i politici di tutto il mondo, infatti, si accaniscono ad inseguire la chimera di un modello economico impossibile, quello cioè della crescita perenne, della globalizzazione, della standardizzazione di tutti i mercati, dell'esportazione di modelli globali incompatibili con realtà locali, le popolazioni di tutti i paesi (i più sviluppati ovviamente in testa) già si interrogano sul modo più efficace per superare questo modello, che considerano ormai antitetico al loro stile di vita.&lt;br /&gt;Perfino la moda (intesa nel senso di tutto ciò che fa tendenza), tipico terreno di caccia della globalizzazione e cane da guardia dei tempi che cambiano, sta voltando le spalle, almeno apparentemente, a questo tipo di economia.&lt;br /&gt;Le nuove tendenze, infatti, volgono ad attestarsi intorno ad una tipologia di individuo che rifiuta il grigio uniformarsi ad una società globalizzata, ma che desidera e ricerca il particolare, l'intimo, il ricercato.&lt;br /&gt;In una società urbanizzata e dominata da metropoli ecco spuntare il "turismo rurale".&lt;br /&gt;In un mondo che si muove motorizzato, ecco pronto il "ciclo turismo".&lt;br /&gt;In una società che mangia cibi precotti e standardizzati nei fast food, ecco imperversare la moda dello "slow food".&lt;br /&gt;Per poi ovviamente non parlare della recente moda di tutto quanto sia ecologico ed eco-compatibile.&lt;br /&gt;Ma l'ultima trovata in fatto di eco-mode ce la riportano i newyorkesi. Si tratta del &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;localismo&lt;/span&gt;. Trattasi cioè della moda di mangiare solamente ciò che può essere coltivato o allevato nella tua città. Sempre più persone infatti ricercano e degustano solo vegetali coltivati sui tetti della grande mela, friggono uova di galline allevate in aie ricavate nei "backyards" delle tipiche case americane e quando riescono ad entrare nel giusto giro, riescono addirittura ad infrangere la legge che vieta di consumare carne macellata all'interno della metropoli, procurandosi un pollo di contrabbando e infornandolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte queste mode (l'ultima in particolare) possono far sorridere, personalmente le trovo spassosissime, ma non possono non far riflettere su come sempre più individui, consapevolmente o meno, rifiutino il modello di vita che viene loro imposto e cerchino evasione e conforto in attività che diano loro almeno una parvenza di umanità, di legame con le persone che le circondano e con la terra che abitano.&lt;br /&gt;Che poi il modo che scelgono sia quantomeno opinabile (da un tipo di globalizzazione ad un'altra), questo non conta. E' l'intenzione che è da rilevare. E' la necessità di cambiamento, il rifiuto di un mondo globalizzato ed uniformato ad essere interessante. Se la classe politica di un paese, di un qualunque paese, capirà questo, si potranno cambiare veramente le cose (dubito), altrimenti ocio perché il peggio deve ancora venire...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13646630-7342962787914380770?l=www.nerovivo.it%2Fblog.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.nerovivo.it/2008/01/il-perenne-ritardo-della-politica.html</link><author>noreply@blogger.com (Gianluca Perin)</author><thr:total>9</thr:total></item></channel></rss>