Mi ritrovo a scrivere sul
blog di Giorgio Dell'Arti, ma questa volta in risposta ad una risposta di Sergio Romano ad una lettera di un lettore. Ok, è complicato. I temi son sempre quelli. Ma mi piace il paragone sportivo che c'ho buttato dentro. E la frase finale.
Mi vien da chiedermi di che Paese parli Romano. Un'opposizione alleata con i giudici per ribaltare i risultati elettorali? A sinistra dei giudici hanno più paura di Berlusconi! D'Alema, Fassino, Visco, Castagnetti, Del Turco, per non parlare di Mastella. Gente che associa il riformismo alla lotta al giustizialismo (ossia alla giustizia, cominciamo a chiamare le cose con il loro nome). Il problema non è la lotta della magistratura contro Berlusconi: è la lotta in corso tra magistrati e casta politica. E' una lotta tra due poteri che dovrebbero essere indipendenti. Scriveva Thomas Jefferson nel 1782: "Ciò per cui abbiamo combattuto non era un dispotismo elettivo, ma un tipo di governo che non soltanto si basasse su dei fondamentali principi di libertà, ma tale che in esso i vari poteri fossero così ben ripartiti ed equilibrati fra i vari organi che nessuno di essi potesse varcare i propri limiti costituzionali, senza che gli altri potessero intervenire a controllarlo e fermarlo." Ora, quale dei due poteri, politico e giudiziario, varca costantemente i limiti territoriali per difendere i propri interessi? Chi varca i limiti sanciti dalla Costituzione? Chi invece sta cercando di controllare e fermare chi abusa del suo potere? Davvero il problema principale dell'Italia è l'eccesso di giustizia (un avviso di garanzia consegnato in tempi sospetti, fughe di notizie), e non piuttosto l'assenza assoluta di giustizia (lentezza dei processi, indulto, prescrizioni, tentativi di vietare strumenti indispensabili per svolgere le indagini quali rogatorie e intercettazioni, tagli dei fondi)? E’ sbagliato processare Berlusconi, pur con prove pesantissime a suo carico (la lettera di Mills la possono leggere tutti)? E’ accanimento politico senza precedenti? E quello contro Craxi cos’era? Forse ci sono processi a carico del primo ministro perché abbiamo un primo ministro che le ha fatte grosse, come tanti prima di lui. E se non le ha fatte così grosse, verrà assolto, come già successo, o riuscirà a mandare in galera qualcun altro al posto suo, come già capitato al fratellino. Quando è scoppiata Tangentopoli il paese ribolliva di indignazione, oggi i pochi che si indignano passano per violenti che insultato il capo dello Stato e il papa. Un paese che sta perdendo il senso civico, l’abitudine alla partecipazione, la capacità di criticare. E qua il problema sta in un terzo potere, il più importante forse di questi tempi, il potere di controllare l’informazione; non c’è bisogno di dire se siano politici o magistrati a controllare i media.
Romano, e non solo lui, vorrebbe che un’elezione valesse per un’assoluzione. Il popolo ti ha indicato come migliore governante possibile, sei al di sopra del bene e del male, governaci. Non dovrebbe essere così. Faccio un esempio prendendo spunto dalle odierne notizie di sport. Tutti noi ci eravamo un po’ infatuati di questo Riccò. Se avessimo potuto votarlo per rappresentare l’Italia alle Olimpiadi l’avremmo votato in massa. Quando le notizie di controlli su di lui son filtrate (Romano direbbe che qualcuno ha chiuso gli occhi mentre informazioni riservate escono dai suoi uffici) Riccò ha berlusconianamente detto “vogliono rovinare la mia immagine”, e i tifosi han pensato “beh è fisiologico per lui avere l’ematocrito alto, i controlli dimostreranno che non c’è niente”. Oggi scopriamo (in attesa delle controanalisi, ma di solito è attesa vana) che Riccò aveva davvero barato, e giustamente stamattina “la folla lo copriva di fischi e insulti”. Questo significa avere senso etico e capacità di indignarsi. Se uno sbaglia, che paghi. Ci si sta male, ma bisogna saper condannare i comportamenti illegali anche se a commetterli è una persona che ci piace. Purtroppo in Italia ormai anche se si ascoltano le intercettazioni e si leggono le sentenze si fa finta di non sentire e non vedere. Come quei tifosi juventini che ancora hanno il coraggio di difendere Moggi. Nelle altre democrazie liberali, che immagino piacciano molto a Romano, e non solo a lui, i politici “perseguitati” dai giudici si dimettono, o vengono cacciati, non cambiano le leggi distruggendo il sistema giudiziario per evitare la galera, e i popoli si indignano forse un po’ di più.
Romano, e non solo lui, vorrebbe una paese più governabile, vorrebbe sciogliere i lacci che imprigionano l’economia. Per il paese più governabile, basterebbe far venire meno, se possibile, qualche altro presupposto della democrazia liberale, dopo l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Magari saltare a piè pari qualche altro fastidioso vincolo costituzionale. La democrazia russa mi risulta un buon esempio di governabilità, ma anche Hitler, quando vinse le elezioni, riuscì nell’intento di rendere più governabile il paese. Il dispotismo elettivo che Jefferson temeva è ottimo per chiunque desideri una buona governabilità. Per quanto riguarda i lacci che imprigionano l’economia, prendendola da un punto di vista liberale, il problema più grosso è, ancora, la corruzione dei politici e gli intrecci di affari che legano politica, economia e mafia, facendo dell’Italia un paese senza vera concorrenza, in cui fare investimenti è rischioso e comportarsi onestamente lo è ancora di più.
Magari Romano, ex-ambasciatore, teme che un arresto di Berlusconi potrebbe compromettere la credibilità internazionale dell’Italia. Da sette mesi vivo in Belgio, e non c’è studente, pensionato o lavoratore, che sia di sinistra, liberale o nazionalista/separatista, che non mi faccia le solite tre domande sull’Italia (ovviamente dopo averne lodato i paesaggi e l’arte): 1 – Com’è possibile che abbiate ancora la mafia? 2 – Com’è possibile che Napoli sia sommersa dai rifiuti? 3 – Com’è possibile che Berlusconi sia ancora primo ministro? “He’s a criminal” aggiungono inevitabilmente, plagiati evidentemente dalle campagne denigratorie della sinistra europea, o dai magistrati italiani che si fanno pubblicità all’estero. E le domande non sono sempre in questo ordine. E’ chiaro che non si può rispondere ad una delle domande senza rispondere alle altre. Ma quella su Berlusconi cerco di schivarla: “Te non hai visto quelli che stanno dall’altra parte. Do you know Veltroni?”