Scambio epistolare tra il Negro e Nico Rossi - 5
5. Mittente: NEGRO
Data: 04-03-08
Alla nuova proposta ci si sta lavorando. In tutta Italia si sta muovendo qualcosa di grande, forse non tutti lo percepiscono perché il canale di comunicazione, per forza di cose, è internet, e la comunizione dei massmedia tradizionali (tv e giornali più che la radio) né è tagliata fuori. D'altra parte è la comunicazione dei massmedia tradizionali ad averci tagliato fuori per prima (l'informazione, in Italia, è libera solo in rete e in qualche radio).
Qualcosa che viene fuori dai movimenti contro le guerre, contro le basi americane, contro la TAV, ma anche dal popolo che nei movimenti non c'era, il popolo come lo intendeva Pasolini, la parte più sana e attiva delle classi sociali popolari, la gente comune per la quale il sistema oligarchico dei partiti ha toccato il fondo, e che finalmente vuole riprendersi la sovranità che le spetta. Qualcosa che nasce dal pensiero di un certo numero di intellettuali illuminati e non collusi. E soprattutto dai giovani, che non riescono proprio a capire come un sistema tanto marcio possa ancora reggersi in piedi.
La punta dell'iceberg in Italia sono i movimenti di Beppe Grillo, ma sotto ci sono molte altre sfaccettate realtà a mio parere ben più mature e valide, dal "Movimento per la decrescita felice" di Maurizio Pallante al "Movimento Zero" di Massimo Fini. E si arriva alla neonata "Vicenza Partecipa" cui stiamo provando a dar vita.
Per tutti i no ci sono dei sì. Questi sono alcuni dei miei.
No alla democrazia rappresentativa e sì alla democrazia diretta e partecipativa (in ambiti limitati e controllabili).
No alla globalizzazione di capitali, merci, culture, persone, sì ai localismi, all'autoproduzione, all'autoconsumo.
No alla crescita, sì alla decrescita.
No al consumo, sì all'uso.
No alla quantità, sì alla qualità (della vita, della lavoro, dell'ambiente).
Anche qui si potrebbe andare avanti. Queste sono le idee di base, ma si sta lavorando per cercare di concretizzarle. Giusto per sfatare il mito, a cui troppi si attaccano quando non hanno più argomenti per ribattere, che sappiamo solo criticare, o che siamo dei pessimisti.
Lei parla di ridurre le piaghe di centimetri. Come le ho già detto in passato, il mio punto di vista è che non ci sia più tempo per curarsi dei centimetri. Bisogna cominciare a ragionare più in grande. Certo, partendo dalle piccole cose, ma prendendo tutta una nuova strada. Nuova davvero perché nuova nei contenuti, e necessaria. Se non si cambia il sistema nel suo complesso, non c'è riforma che serva a qualcosa, per ogni passo avanti se ne fanno due indietro. Bisogna rifare tutto da capo o quasi, partendo dall'abolizione della causa di gran parte dei nostri mali, l'assurdo indice PIL in base al quale si crede di stimare il nostro benessere.
E' un cammino lungo, è chiaro, siamo solo all'inizio e non è detto che avremo successo. Ma, a parte il fatto che ci sono già i primi risultati tangibili (le proposte di legge popolare depositate da Beppe Grillo con più di 300000 firme raccolte in poche ore, le consulenze del movimento per la decrescita felice alle amministrazioni locali, le liste civiche che stanno nascendo in questi giorni anche a Vicenza), se non avremo successo saranno le cause di forza maggiore (dall'esaurimento del petrolio alle crisi finanziarie, dalle guerre alle migrazioni ai cataclismi) a costringerci ad abbandonare questo assurdo stile di vita che stiamo conducendo. Per cui tanto vale non perdere tempo e mettersi al lavoro.
Faremo meglio delle generazioni precedenti? A giudicare dallo scempio che si sta facendo del pianeta Terra, dalle guerre che si sono succedute con un'inedita violenza nell'ultimo secolo, dalle derive etiche a cui il progresso tecnologico incontrollato ci sta portando, in linea teorica far meglio non dovrebbe essere difficile (il problema è più che altro diffondere queste idee). E' anche vero che al peggio pare non esserci mai fine. Ma il modello di riferimento, tra gli antenati, è un po' più indietro, in quelle generazioni che sapevano lavorare la terra e cavarne da vivere senza distruggerla, in cui le relazioni sociali avevano la priorità sulle questioni economiche, in cui, spesso in forma del tutto inconsapevole, già si esercitava la democrazia diretta nella forma dei consigli tra famiglie. Dovremo gradualmente, e senza rinunciare ai migliori risultati del progresso e della tecnologia, tornare a qualcosa di simile.
Ecco le mie idee in positivo.
Ancora saluti,
Marco



14 Comments:
a tratti antistorico. a tratti no.
con questo atteggiamento non si va lontani. mi dispiace, ma è sbagliato pensare di essere gli unici a conoscere la verità.
e in questo pensiero c'è la consapevolezza di saper la cosa giusta. può anche essere detto che lo sia. ma come convincere gli altri con questo modo di fare?
mah.
non siamo gli unici sulla terra.
A me sembra che sia tu quello convinto di avere la verita' in tasca caro il mio cesco. E con te tutti quelli che sogghignano ogni qual volta si vuole proporre un punto di rottura col passato. Gli antistorici siete voi, e' proprio la storia che ci insegna che la civilta' avanza per rivoluzioni, per cambimenti radicali, mai a "centimetri". Semmai ragionando in questo modo si puo' pensare di sopravvivere, ma quanto a lungo? E' questa la domanda da porsi. Ovvio che noi non vedremo la fine di questo modello sociale ed economico, ma siamo sicuri che i nostri figli non vi assisteranno? E ragionare come te, ovvero criticando l'atteggiamento ancor prima della sostanza, non lascera' loro un mondo migliore di quello che abbiamo ora. Non dico che cio' che penso (e che rispecchia TOTALMENTE cio' che ha scritto il moro) sia la strada giusta, io penso che lo sia, ma questo non vuol dire che lo sia davvero, pero' e' una strada diversa, non ancora percorsa.
Almeno ci si prova a proporre un'alternativa, e voi che fate? Sogghignate? Scuotete la testa? Pazienza. Pace. Questo non cambia di una virgola cio' che penso.
Per quanto riguarda invece l'attrattiva di questo modo di pensare, anche qui la realta' dei fatti ti da' torto. Sempre piu' gente pensa che l'unica soluzione sia una decrescita razionale. E non lo dico io. Lo dice Paolo Rumiz sulla Repubblica del 24 febbraio 2008. Come vedi non ci si deve impegnare neppure a convincerle le persone. Si convincono da sole.
non cercare di addossarmi l'etichetta del criticatore conformizzato, stile editorialista di Libero.
per favore.
io non sto sghignazzando, anzi.
io cerco di rendere obiettivo il dibattito, concreto, reale, possibilista.
io non sono contro le idee scritte dal negro. forse a volte sono anche piú estremista.
il problema é un altro.
non sono le idee che cambiano il mondo, ma come si cerca di applicarle. sono stanco di parole, di progetti, di ideali. non portano da nessuna parte.
dici bene che ci vuole una rivoluzione. ed infatti essere storico significa riconoscere questo. che l'uomo é una bestia schifosa, che i cambiamenti dell'umanitá ci sono stati grazie ai fiumi di sangue che ogni 5-10 anni venivano versati in ogni angolo del mondo.
ammazzare, uccidere il ricco per toglierli il potere. stuprare le donne per segnare un territorio, sfregiare un popolo, distruggere una cultura con la violenza.
poi, dopo il sangue e il dolore, iniziava la ricostruzione. e solo le persone con valori riscostruivano. le persone per bene, diciamo. quelle che vedevano il futuro come positivo.
la gente si ricostruiva le case, sistemava i campi, tornava ad allevare animali.
ora ti chiederai, che c'entra questo?
centra, e parecchio. per capire come cambiare le cose bisogna solo aprire un libro di storia e leggerselo.
quello che non fece hitler provando ad invadere la russia.
quello che fece l'america con la guerra fredda.
dunque, tante belle parole dove portano?
non credo che distruggendo la democrazia si vada da qualche parte, e nemmeno son convinto che la decrescita sostenibile sia un meccanismo realizzabile a scala mondiale.
organizzare una rivoluzione armata é ridicolo, anche se al qaeda ci sta provando, e sembra che in afganistan e iraq riesca a dare del filo da torcere all'alleanza occidentale.
in ogni caso, nemmeno io so qual é la strada, e questo é frustrante.
certo, ora mi tirerai fuori mille vie possibile.
ma siamo davvero convinti?
un esempio: la raccolta differenziata dei rifiuti. é organizzata dai comuni, i quali consigli comunali sono eletti democraticamente dal popolo con delle elezioni (aahhh immagino la smorfia di fronte a queste parole... elezioni... democrazia...).
eppure, senza questo strumento di potere democratico, come si sarebbe potuto fare? certo ora mi dirai che si sarebbe fatto in mille altri modi. peró sembra che per ora sia l'unico.
e lo stesso vale per i rifiuti a livello nazionale. chi se non un governo eletto democraticamente avrebbe l'autoritá di scelte forti a livello produttivo, industriale, civile?
ma se non votiamo, e rifiutiamo il sistema...
il fatto é che a volte mi sembra che non apriate gli occhi sulla realtá.
ai poteri forti non gliene frega un cazzo di tutti i problemi di cui parliamo. credi che al berlusca gliene fotta qualcosa dei rifiuti tossici? il problema dei rifiuti napoletani era che rovinavano l'immagine dell'italia.
questo era il problema.
il mio punto di vista é questo:
i cambiamenti a centimetri non cambiano nulla. distruggere il sistema democratico, la democrazia rappresentativa, non serve a un cazzo. serve a complicare la situazione, a portare anarchia o oligarchia. o dittatura.
pensare di risolvere i problemi mandando delle mail che ti convincano di qualcosa, lo stesso non serve a un cazzo.
sperare che un giornalista ti dia ragione, lo stesso.
l'unica via é entrare nel sistema, e puntare al governo. cercando il consenso(giá mi immagino un'altra smorfia...che parola berlusconiana...) perché é l'unica via. consenso, o convincimento.insomma i problemi son di tutti, ed é giusto che tutti possano dire la propria, attraverso il voto perché é la forma piú avanzata di partecipazione(non dire di no).
spezzare gli assi tra i poteri forti, governare il paese in maniera giusta. impegnarsi in prima linea.
in questo veltroni sicuramente si é messo in gioco. e anche berlusconi. con ideali diversi, ma lo stanno facendo.
sennó, come le cambi le cose? la gente ha ben altri problemi a cui pensare, che il clima mondiale. deve arrivare a fine mese, deve pagare la rata del mutuo, il cibo ai figli, la benzina, le bollette.
CHE CAZZO VUOI CHE GLIENE FREGHI DEL RISCALDAMENTO GLOBALE SE NON ARRIVA A FINE MESE?
purtroppo é con questo che devi fare i conti.
ed é per questo che la politica é diventata professione. perché la gente ha altre cose a cui pensare.
ma tu quale post hai letto? A volte veramente mi pare di parlare con una persona che neppure legge ciò di cui stiamo parlando. E che appena viene messa in crisi comincia ad addossarti cose mai dette, concetti mai espressi (e poi sarebbe mio lo stile di Libero)... distruggere la democrazia? Lotta armata? Al Queda? Chi sarebbe contro la democrazia? Chi spera che un giornalista dia ragione a chi? mha...
Sei confuso cesco, senza offesa, ma sei confuso.
E poi una rivoluzione non necessariamente deve essere violenta, non mi pare che nessuno abbia mai parlato di ammazzare qualcuno, se si' dimmi dove. Invece si sta cercando di proporre una rivoluzione culturale ancor prima che strutturale, anche se l'una e' la conseguenza logica dell'altra.
Dici di non darti di quello che sogghigna ma poi dici che alla sola parola "democrazia" faccio smorfie. Chi ha mai detto una parola contro la democrazia? Semmai e' il modo con la quale questa viene applicata ad essere offensivo. Ben vengano le elezioni, ma queste sono inutili se non vengono caricate di maggiore potere, oltre a quello di scegliere fra due partiti fotocopia (senza neppure poter dire "a" sui nomi). Dici che ci vuole un forte potere centrale per risolvere il problema dei rifiuti ma e' falso. D'accordo che il potere centrale in questi anni non e' stato propriamente forte ma comunque cosa ha risolto? Nulla di nulla. E se i rifiuti diventassero un problema locale e non nazionale? Sei sicuro che i problemi aumenterebbero?
E poi ti contraddici palesemente. Dici che ai poteri forti non gliene frega un cazzo dei nostri problemi ed ancor meno di quelli globali. E quindi la conseguenza da te proposta e' quella di votarli di nuovo se no si va contro il sistema. Due righe prima dici che Berlusconi se ne sbatte dei problemi del paese (in particolare dei rifiuti, se non per il danno di immagine), due righe dopo dici che almeno lui (con Veltroni), si mette in gioco per spezzare i poteri forti e per cambiare le cose in prima fila.
Concludi dicendo che a nessuno gliene frega del riscaldamento globale (va be' e' una provocazione e la prendo come tale), ma nel post del negro si parlava di tutt'altro! Almeno qualche proposta positiva e alternativa si cerca di darla.
Dal tuo discorso quello che si rileva e' che il sistema fa schifo anche a te, anche secondo te non funziona, pero' per risolvere i problemi occorre seguire il sistema, altrimenti si creano altri problemi (anarchia o dittatura). Non mi sembra un gran discorso. Per quello dico che sei confuso.
dunque.
ne veltroni ne berlusconi vogliono spezzare i poteri forti. non penso questo. anche perché uno lo é, e l'altro ci prova a esserlo leccando il culo a confindustria.
comunque.
i rifiuti sono un problema mondiale. si risolvono con efficienti strutture istituzionali che sappiano trovare soluzioni, sappiano dialogare con la grande industria per ridurre la produzione di usa e getta, puó gestire il riciclaggio a livello nazionale, fornendo alle industrie di elettrodomestici le materie riciclate, per esempio.
a livello locale si puó gestire la raccolta, migliorandola con il dialogo tra le istituzioni e la gente.
inoltre.
non raccontarmi che la democrazia ti piace. allora sei te il confuso. il concetto stesso del negro di non andare a votare mi da fastidio. é un rifiuto che nega l'esistenza stessa della democrazia. é un annichilimento dei diritti della persona, una ritirata sull'aventino che non porta a nulla.
invece in questi frangenti bisogna fare qualcosa per raggiungere obiettivi. certo, non votare quei partiti che ti hanno deluso, ma resto convinto che esercitare il nostro diritto di voto sia un obbligo morale verso tutte quelle persone che nei secoli hanno dato la vita per darci un governo democratico, per cancellare la dittatura in italia, per dare il diritto di voto a tutti e a tutte.
io con queste cose non scherzo. e mi fanno ridere, anzi pena, quelle persone che si sentono in diritto di rifiutare quest'altissimo diritto di cui tutti godiamo.
se il popolo italiano ha votato e voterá berlusconi, é perché nel nostro paese c'è questa maggioranza di persone che vuole essere governata da lui. e dobbiamo accettarlo felicemente. é cosí che funziona la democrazia. se sará scelto veltroni, lo stesso.
il non andare a votare rappresenta il rifiuto delle istituzioni. e quindi come conseguenza la naturale propensione verso l'anarchia. o meglio verso un esagerato egocentrismo, nel quale si pensa di essere tra i pochi ad aver ragione, e che quindi non abbia senso sporcarsi le mani con la gente comune che va a votare berlusconi. anchio la pensavo cosí. peró mi son accorto che tutti assieme mandiamo avanti il paese, che il tuo giornalaio dove compri l'unitá si alza alle cinque del mattino per fartela trovare in edicola, e se vota destra o non gliene frega un cazzo del clima, comunque bisogna dialogare con lui e capire assieme come venirne fuori. perché lui ha tutti i diritti che hai te.
e lo stesso per gli altri 60 milioni di italiani. i nostri antenati hanno costruito il nostro paese, le nostre case, la nostra economia spaccandosi la schiena, senza uno stato che lo aiutasse come invece c'è oggi.
questo bisogna capire.
non si sputa sul piatto fumante appena preparato.
se son state fatte tante cose in italia, é anche grazie ai partiti.
ora la situazione é critica, peró la soluzione si puó trovare solo dentro il sistema democratico esistente.
perché se vuoi cambiare il sitema dovrai dialogare anche con la casalinga berlusconiana, con il fighetto del victory e con il nazi fascista.
perché anche loro pagano le tasse e hanno i nostri diritti.
dunque per concludere, non é quello che pensi ció che mi interessa, é quello che vuoi fare.
le istituzioni mondiali sono l'ultimo salvagente per la situazione mondiale. non sperare che le piccole comunitá sognate da fini portino da qualche parte. ormai non si torna indietro, mi dispiace anche a me, purtroppo ora é cosí.
é tempo che vengano prese decisioni a livello globale. che i trattati di kyoto vengano rispettati, che l'economia mondiale si dia una regolata nel consumo di materie prime e di energia.
ma questo succederá solo grazie a incontri che governi eletti democraticamente potranno fare in sede ONU, e decidere assieme sul futuro della terra.
anche le future elezioni negli stati uniti rappresentano una tappa fondamentale in questo cammino.
intermezzo ortolano:
ieri mattina ho seminato piante odorose, pomodori e zucchine nella mia nuova terrazza.
yeah!!! (anche se i vicini di condominio sbirciavano con sbigottimento)
ad agosto, conserva homemade per tutti!!!
va bè, è il solito muro contro muro, finiamo per cagnarci senza giungere a niente. A me sembra che in ciò che penso vi sia anche una discreta dose di praticità (decrescita, autoconsumo, energie rinnovabili, uso sapiente e coscienzioso della tecnologia), tu non la vedi o non la vuoi vedere perchè non si allineano al sistema che tu hai deciso di sposare. Per quanto riguarda il non voto, ripeto per l'ennesima volta, non sono contrario al voto in sè, sono contrario a come questo voto viene strumentalizzato, a come è stato snaturato nel corso degli anni. A come addirittura molti (te compreso) vorrebbero farmi sentire in colpa, con ampio uso di demagogia (i morti per la patria e cazzate simili), perchè reputo votare in queste condizioni una farsa (ripeto: in queste condizioni). Detto questo se uno vuole votare che faccia pure. Io, così, non voto, punto. E se ti faccio pena, pazienza, dormo lo stesso la notte.
demagogia?
scusa, non capisco, dove risiederebbe la demagogia? forse nel ricordare le lotte sindacali per i diritti dei lavoratori?
non credo proprio sia demagogia ricordare la storia.
e comunque ognuno é libero di pensare quello che vuole e di agire come gli pare. lasciami peró commentare e criticare.
sia ben chiaro che non intendevo offendere nessuno. questo é un libero scambio di opininioni.
per concludere: io avrei sposato il sistema? sicuramente mi son reso conto che bisogna cucinare con quello che si ha in dispensa, se si rimane a sognare alla fine lo stomaco rimane vuoto.
per questo son convinto che bisogna partire (e solo partire, chiaro) da quello che c'è per cambiarlo.
e non pensare di fare tabula rasa come dice il negro.
sarebbe bello, ma é impossibile.
Signoresanto cesko, ogni volta che apri bocca in questo blog mi si strizzano i testicoli :) Non per quello che dici, che può essere criticabile o meno, ma perché hai sempre questa fastidiosa abitudine di mettere in bocca agli altri parole che non dicono.
Un solo esempio tra i mille di questa discussione. Dici:
-"son convinto che bisogna partire (e solo partire, chiaro) da quello che c'è per cambiarlo.
e non pensare di fare tabula rasa come dice il negro"
Ma quando mai l'ho detto? Ma se dico che:
- "Bisogna cominciare a ragionare più in grande. Certo, partendo dalle piccole cose"
- "E' un cammino lungo, è chiaro, siamo solo all'inizio e non è detto che avremo successo"
Dove sta la tabula rasa me lo spieghi??? Certo che dico che bisogna rifare tutto o quasi, ma non vuol dire cancellare tutto in un colpo. La mia idea, e credo si capisse, è di cominciare dai passi che è possibile realizzare. L'impossibile non mi interessa. Il senso è proprio quello che dici tu: bisogna partire (e solo partire, chiaro) da quello che c'è per cambiarlo. E allora, che è, stiamo a discutere per niente?
Solo un'altra, mooooolto fastidiosa: mi dispiace, ma è sbagliato pensare di essere gli unici a conoscere la verità
Eh???????? E questa da dove viene?
Hai presente cos'è un dialogo? Cosa vuol dire esporre un'idea motivandola con ARGOMENTI? Che magari abbiano COERENZA LOGICA? Non credo di aver fatto nulla di più che esporre le mie idee motivandole.
Dunque:
1. se vuoi ribattere alle nostre idee, libero di farlo portando argomenti migliori a sostegno delle tue; saremo ultrafelici di darti ragione, nel caso, e di spostare un po' più in là o un po' più in qua le nostre (idee).
2. basta parlare per conto nostro. Sei come un giudice che mette le frasi in bocca all'imputato per meglio poterlo accusare.
3. ribatti a quello che è scritto, non a quello che c'è nella tua testa. Per poi magari giungere alle stesse conclusioni nostre. Siamo stanchi di spiegarti frasi scritte in italiano.
Se stai a queste regole, discutiamo con piacere di qualunque cosa. Please!!!
mi sembra che a volte non si colga il senso di quello che dico, o non c'è interesse a farlo.
comunque.
quando dico che dici di fare tabula rasa, intendo sottolineare la tua insofferenza, peraltro spesso esplicitata, verso il sistema politico-democratico italiano, con la ovvia necessitá di rifondare interamente il sistema. anche questo non é vero?
scusami, ma quando uno dice qualcosa, non ci si puó fermare alle singole parole scritte in un post, ma bisogna fare i conti con ció che le tue idee creano nelle teste degli altri. i concetti che stanno dietro a quello che dici.
anche le interpretazioni, chiaro, perché non siamo computer e recepiamo quello che uno dice e lo trasformiamo dentro il nostro cervello secondo le emozioni.
poi quando dico che bisogna stare attenti a pensare di essere gli unici ad avere la veritá in mano, significa che bisogna saper dialogare anche con quella parte di mondo che la pensa all'opposto. o se non dialogare, tenerla in considerazione. perché se vogliamo cambiare il mondo bisogna che cambino anche loro qualcosa, o no?
o si pensa che basti una legge per cancellare le multinazionali? un decreto per eliminare le ecomafie?
non so, la situazione non é facile, per esempio i comunisti hanno usato i fucili per convincerli. ma non credo sia utile.
insomma. no sta a incazzarte.
e se poi a volte esagero é perché voglio sentire delle risposte, non correzioni citando testualmente quello che avevi detto.
piú che altro sembra che quando scrivo qualcosa dobbiate solo accusarmi...
Sei tu che lo pensi giá in partenza. Io discuto volentieri di qualunque cosa, ma proprio non sopporto che mi salti fuori con cose tipo che penso di essere l'unico ad avere la veritá in tasca e altre menate, piuttosto offensive, di questa risma. Penso di essere stato il primo ad essere stato attaccato, per forza reagisco. Quindi, se vuoi un dialogo aperto e costruttivo, evita di attaccare te per primo dicendo cose non vere.
Certo che penso che bisogna rifondare il sistema, ma di certo non penso sia possibile farlo di colpo, e nemmeno ho la ricetta giusta in tasca, e nemmeno so se le mie idee porteranno a qualcosa.
Il dato da cui parto nei miei ragionamenti, che ho esposto più volte e che né tu né nessun altro è riuscito finora a negare, è che se si continua così tutto andrà a puttane a breve. Il riscaldamento globale nell'ultimo secolo è stato "solo" di 0,7 gradi, e tutti, aprendo gli occhi, possiamo vedere gli effetti che già questo sta producendo. Da casa mia in Vezzena vedo il ghiacciaio dell'Adamello dimezzato rispetto a quando ero bambino. La riserva d'acqua vicentina, che era una delle più ricche del mondo, si sta drasticamente riducendo. Si prevede (e non sono le ipotesi più catastrofiche ma quelle intermedie, le più accreditate) che la temperatura si innalzerà di altri 0,7° entro il 2030 e di 3° entro il 2100. Senza contare possibili accelerazioni non lineari. Questo non lo dico io, ma la comunitá scientifica. Che prevede anche lo scioglimento estivo totale o quasi della calotta polare artica, la scomparsa di molti ghiacciai montani, l'amplificarsi di fenomeni metereologici estremi. Siccitá, desertificazione, Venezia e molte delle spiaggie che conosciamo sott'acqua, popolazioni intere che sotto la spinta della povertà e della fame si sposteranno verso i paesi più ricchi. Andiamo avanti? E questo considerando solo l'aspetto ecologico e le previsioni più lineari!!! (ma hai mai sentito parlare, in teoria dei sistemi, di punti di equilibrio, sistemi non raggiungibili e punti di non ritorno?)
Per questo dico che, se non cambieremo noi le cose, saranno le catastrofi a imporci il cambiamento. Per questo dico che la decrescita non è più una scelta, ma è già una necessità. Puoi ribattere a questo? Non è forse la società capitalistica basata sulla crescita esponenziale di consumi e produzione a causare tutto questo? Se riesci a smontare il mio discorso ti meriti un nobel.
Te continui a parlare di ideali, come se io dai miei discorsi partissi da quelli, ma questi non sono ideali, sono fatti concreti e previsioni molto attendibili.
Questo il punto di partenza. La politica oggi non è che una semplice serva delle leggi del mercato, fondate su assiomi che la comunità scientifica (ancora, non io né Gian né Massimo Fini) invita a rivedere, tra cui il Pil come unico indicatore del benessere di un paese. Che è poi il motivo per cui l'economia deve CRESCERE, la produzione deve CRESCERE, i consumi devono CRESCERE, e il mondo deve SCOPPIARE. In cosa si discostano destra e sinistra rispetto a questi temi? IN NULLA!
Gli altri mille motivi per cui non penso che andare a votare serva a qualcosa DI QUESTI TEMPI IN ITALIA li ho già esposti mille e più volte negli scorsi post e nei precedenti, per cui non vedo perché dilungarmi ancora.
Eccerto che bisogna pur cambiare qualcosa, chi ha mai detto che basta una legge o un decreto? Ma questo significa fare tabula rasa? Fare una rivoluzione? Io non l'ho mai detto. Né ho mai detto che non bisogna dialogare con chi la pensa diversamente. Ma che ci starei a fare qui?? Ma perché mai dovrei pensare cose del genere?? Ma capisci perché mi incazzo??
ok ok.
hai ragione.
riguardo le problematiche ecologiche abbiamo lo stesso punto di vista.
anche se esistono teorie che giustificano il riscaldamento globale come un fatto epocale. discutibili, da un mio punto di vista, ma esistono.
riguardo il tema economico della crescita, il problema è delicato. parlare di decrescita fa paura a molti, forse perchè sinomino inconscio di recessione.
e in ogni caso non penso sia la strada giusta da percorrere.la crescita deve cambiare. non deve essere solo aumento del volume di produzione. deve essere crescita intellettuale, capacità di utilizzare con raziocinio le risorse, il riciclo degli scarti.
la attuale società umana non può fare a meno della produzione industriale. siamo troppi perchè ognuno possa autocoltivarsi il cibo. le cooperative nacquero per questo nel ottocento.
certo, decrescita degli scarti, riduzione della produzione inutile di immondizia. ma questo può riuscire solo attraverso un potere consolidato e riconosciuto, legittimato a legiferare con intelligenza (ed è questo quello che dice Nico).
attualmente il problema maggiore sono le multinazionali. lo disse ancora a suo tempo il povero Allende in sede ONU, il problema delle multinazionali è che non rispondono al controllo di nessuno. sono bombe impazzite che girano per il mondo fagocitando qualsiasi cosa e distruggendo il più possibile.
concludo. il problema in italia non è il sistema, sono le persone.
siamo italiani, e questo forse è il maggior problema.
D'accordo con te sulle multinazionali. Non rispondono a nessuno se non al loro bisogno di ingurgitare guadagni, non hanno faccia né nome, non sono localizzate, non possono essere controllate. Sono forse il male peggiore.
Quello che dici sulla produzione industriale ha senso, ma secondo me non è detto che sia in contrasto con la parola decresita.
Innanzitutto, decrescita non vuol dire coltivarsi tutto da soli: significa piuttosto creare delle reti solidali di produzione legate al territorio. Un esempio concreto di questa filosofia sono i GAS, i Gruppi di Acquisto Solidale: nuclei familiari, di vicinato, di concittadini che si organizzano per acquistare in stock grosse quantità di prodotti direttamente dai produttori. E' un'idea banale, ma a suo modo geniale. I prodotti costano meno, perché è come comprarli all'ingrosso, non c'è né commerciante né trasporto a rincarare i prezzi. I prodotti sono migliori, perché vengono dalle terre in cui si abita, sono più freschi e controllati. Infine sono molto più ecologici, perché si evitano trasferte internazionali che hanno un impatto altissimo sull'ambiente.
Poi, non credere che io sia contro ogni risultato della modernità a priori. La produzione industriale non credo sia di per sé sempre e solo dannosa. E' nel momento in cui, per la necessità di continuare a crescere, perde la sua dimensione territoriale, che il sistema produttivo industriale va fuori controllo. Il mondo delle piccole e medie aziende del nord est, che sta scomparendo anche per la scelta del governo prodi di puntare solo su grandi aziende in grado di reggere la competizione internazionale, poteva essere un modello positivo. Certo risolvendo i problemi legati alla tutela dell'ambiente e soprattutto dei lavoratori. Ma il mondo non va in questa direzione. Le aziende, per quanto appena detto, devono continuamente ingrandirsi, fino a raggiungere dimensioni multinazionali. Altrimenti scompaiono. E gli effetti di questo meccanismo sono catastrofici: salari sempre più bassi, lavori sempre meno umani, scomparsa dei legami interpersonali, richiesta di flessibilità sempre maggiore e di licenziamenti senza giusta causa,... E la scomparsa delle piccole aziende significa drastico impoverimento del territorio e perdita di radicati saperi artigianali. Una volta che una piccola azienda sarà divorata da qualche colosso transnazionale, chi lotterà per mantenere i saperi (il "know how") nel luogo in cui si sono sviluppati? Nessuno, se sarà più conveniente andare in Romania si andrà in Romania, poi in Cina, poi da qualche altra parte dove sarà dove la gente sarà ancora più povera e il lavoro costerà un tozzo di pane. E noi non sapremo più fare un cazzo.
C'è questa idea che non capisco che decrescita voglia dire ritorno all'età della pietra o rinuncia a qualsiasi conquista tecnologica. Invece decrescita vuol dire stop alla produzione volta esclusivamente all'aumento dei consumi, e via libera ad una produzione ridotta ai minimi termini quantitativi ma ad altissima qualità. Es: fare una casa che non consumi energia. Costruirne pochissime, solo quando è necessario, ma concetrare le energie dei lavoratori sullo sviluppo di tecnologie indispensabili perché questo sia possibile. Lavorare per migliorare il già esistente. Guadagnare in questo modo il tempo libero che ci è stato sotratto e ristabilire le reti affettive e solidali di cui abbiamo straziante bisogno. Tornare indietro si deve: le case dei nostri avi avevano impatto ambientale zero. Ma si deve anche andare avanti: tutto ciò che della tecnologia può essere utile per costruire un mondo sostenibile (parola antitetica a sviluppo) deve essere mantenuto e ulteriormente migliorato.
Il problema qual è: che finché il profitto sarà l'unico scopo delle imprese, finché il fatturato dovrà crescere di anno in anno, l'unico obiettivo sarà vendere quantità sempre crescenti di beni. Ciò vuol dire inquinamento crescente nelle fasi di produzione, utilizzo e smaltimento. Se cresce la qualità dei prodotti, ma non cambia la mentalità della crescita, ci ritroveremo un mondo sommerso da rifiuti teconologicamente avanzatissimi e a basso impatto ambientale (se presi singolarmente), ma pur sempre una montagna di rifiuti sarà. Per questo dico che l'economia di mercato verde, così come se ne parla di questi tempi, è una gran buffonata: ci vuole un cambio di strategia economica. Lo dico ancora una volta, partendo dall'abolizione del PIL quale indicatore dello stato di salute di una nazione (non ha senso alcuno).
Riguardo il potere legittimato e riconosciuto di cui parli, finché le cose stanno come ora sarà schiavo degli interessi economici che lo tengono su, e perciò incapace di attuare la benché minima riforma. Credo che solo riportando il potere vicino ai cittadini si potrà esercitare un minimo di controllo sui governanti e garantire che questi operino per il bene della popolazione e non per i loro tornaconti. Ma penso che la strada migliore sarebbe sei governanti fossimo noi stessi. Si tratta di trovare le forme migliori per realizzarlo, ma son convinto che le persone diano il meglio di sé quando vengono incluse, responsabilizzate, e viceversa diano il peggio di sé quando vengono tagliate fuori, emarginate. Responsabilizzare i cittadini restituendo loro i poteri che costituzionelmente gli spettano credo ci farebbe vedere dei nuovi italiani. Ma finché il potere è distante e si fa i cazzi suoi, anche gli italiani faranno altrettanto.
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