Barack e Hillary, tanto fumo mediatico
Finalmente qualcuno che non si fa intortare dalla riuscita dello show, é un sollievo! Intervista a Noam Chomsky da "La Repubblica" del 23 febbraio 2008. Spero tutti lo conosciate, se no... : uno dei più geniali ed eclettici pensatori dell'ultimo secolo, ha svolto studi di linguistica fondamentali, che hanno avuto ripercussioni "nell'ambito della filosofia, della psicologia, delle teorie evoluzionistiche, della neurologia e della scienza dell'informazione" (fonte: Wikipedia). Basti pensare che io ho studiato alcune sue teorie in "Informatica Teorica", mio fratello a Scienze della Comunicazione e tanti altri a Lingue, ma puó essere che venga studiato anche a Scienze Politiche, Filosofia, Biologia.. Da alcuni considerato il più grande pensatore vivente, "The Guardian" lo ha inserito tra le dieci fonti più citate della storia della cultura, con Marx, Shakespeare e la Bibbia.
CHOMSKY: "BARACK PARLA BENE MA LA SUA E' POLITICA SPETTACOLO"
Intervista di Arturo Zampaglione - La Repubblica
NEW YORK - Noam Chomsky ha dato il maggior contributo alla linguistica teorica del ventesimo secolo, esplorando il mondo della grammatica e dei segni. Ma il professore del Mit è anche un rinoceronte della politica. Lo hanno definito in vari modi: dissidente, socialista libertario, anarco-sindacalista.
Dal Vietnam in poi, ha sempre criticato le avventure militari di Washington, ricevendo apprezzamenti non sempre graditi, come quelli di Chavez e Ahmadinejad. Anche adesso, alle soglie degli ottanta anni, Chomsky resta sulla breccia e non si stanca di analizzare (e criticare) la campagna presidenziale.
Cosa pensa - gli chiediamo - dei protagonisti? Percepisce una svolta nel linguaggio di Barack Obama, nel suo stile, nei modi con cui conquista i giovani?
Il professore del Mit risponde nella duplice veste di esperto di linguistica e di portavoce di nuove istanze politiche. Ma sui due fronti il giudizio è severo. «Ogni volta che ascolto Obama e ne analizzo il lessico, sono colpito dalla novità», premette. «Usa parole della vita quotidiana, evitando le frasi stantie dei politici. Fa riferimento a valori spirituali con la stesso effetto calamitante dei pastori protestanti. Si muove tra la folla con naturalezza e spontaneità. Ma al di là delle apparenze - aggiunge con una punta di amarezza - nessuno dei due candidati democratici, neanche Obama, si discosta dalla politica come spettacolo e come operazione di marketing».
Professor Chomsky, lei non cessa di stupirci. Chi dall´estero ha seguito le sue battaglie, pensava che Obama fosse vicino alle sue posizioni. Non è così?
«Premetto che John McCain è peggio di George W. Bush: bisogna sconfiggerlo. Ma tra Hillary Clinton e Obama non c´è poi tanta differenza: si potrebbe scegliere lanciando in aria una monetina. Entrambi sono più a destra dei loro elettori e, invece di parlare di programmi, restano sul vago e sono ossessionati dai messaggi simbolici. Io non escludo, a novembre, di votare per un verde o un candidato minore. La realtà è che in queste presidenziali le questioni di stile e personalità prevalgono sui programmi di governo».
Non è un fenomeno comune a tutte le democrazie mature? Negli Stati Uniti fu avviato da Kennedy, e ora contagia un po´ tutti per il ruolo-chiave della televisione.
«Dietro al fenomeno si nasconde il tentativo delle élites di controllare l´opinione pubblica e il processo democratico. Vogliono che il popolo rimanga spettatore senza diventare protagonista, come teorizzava il columnist Walter Lippman. In America siamo più avanti che altrove grazie all´industria delle pubbliche relazioni, nata proprio qui. E i media non fanno altro che alimentare lo show».
Può farci un esempio?
«Dopo un recente duello Clinton-Obama ho assistito a un dibattito di "esperti": invece di valutare le idee dei due, si sono chiesti se il gesto cortese di Obama nel tenere la sedia della rivale era un atto di rispetto o nascondeva l´arrendevolezza dei neri rispetto ai bianchi.
Non le sembrano discussioni futili mentre infuria la guerra in Iraq? La verità è che non si parla di veri temi politici, come invece è successo in Bolivia al momento dell´elezione di Evo Morales».
Obama però dà l´impressione di voler imporre una svolta all´America.
«Ha ragione: dà proprio questa "impressione", grazie alle parole scelte con cura, all´oratoria, al modo in cui affronta l´audience. Sembra un attore di Hollywood, la sua immagine vende bene: ma è sostanzialmente una strategia di marketing. I suoi consulenti sono gli stessi che lavorano per la pubblicità delle industrie dell´auto o dei detersivi. Sono abituati a far leva su modelle sexy, non a informare il pubblico. Così a ogni manifestazione del senatore si vedono folle entusiaste e cartelloni che inneggiano al cambiamento. Ma per fare che cosa? Nessuno lo spiega».
Eppure nei duelli tra la Clinton e Obama non mancano riferimenti a temi cruciali, come la riforma sanitaria e la politica estera.
«Sull´Iraq entrambi litigano sulla "opportunità" o la "saggezza" dell´invasione militare, evitando di dare giudizi morali o di tener conto della pressante richiesta di ritiro del popolo iracheno».



5 Comments:
ok, son d'accordo che non si possa sperare nelle elezioni americane qualcosa di serio. in fin dei conti á la patria del marketing, del denaro, della finanza, del guadagno.
tuttavia, lasciami essere contento se vincesse obama. credo che tutti convengano sul fatto che obama possa essere molto meglio di george bush. e ci spero che la sua politica estera sia diversa da quella degli ultimi dieci anni. difficilmente gli stati uniti ridurranno le spese militari, e nemmeno mi aspetto che le multinazionali diventino societá di beneficienza. peró qualcosa in meglio cambierá.
non me lo vedo un falco, obama.
Beh qualcosa di meglio deve fare! Anch'io spero che vinca lui. Ma è sempre ridursi a sperare per così poco..
Come in una puntata di South Park: Dobbiamo sempre scegliere fra una peretta ed un panino alla merda...
porca puttana puttana porca!
che ne dite della mossa odierna del pd? altro fumo mediatico...
ci mancava solo calearo candidato in parlamento... ma perchè, perchè, perchè la politica fa così schifo?!?
Lo stupidario degli slogan nella campagna americana
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