Friday, October 19, 2007

Al Gore

Il premio Nobel per la pace, con motivazioni ecologiste, ad un uomo che afferma convinto che l'economia globale deve essere "un sistema inclusivo che non lascia indietro nessuna regione", in cui "le nazioni più ricche dovrebbero spendere per trasferire tecnologie utili al terzo mondo, per aiutare i paesi poveri a stabilizzare la popolazione e per creare modelli di sviluppo sostenibile". Come se un medico, riscontrata ad un paziente la cirrosi, gli dicesse di continuare a bere, ma birra invece che vino, e meglio ancora in compagnia. Perché è proprio lo sviluppo globale ad essere insostenibile. Triste che né Gore né gli accademici se ne rendano conto.

9 Comments:

At 21/10/07 17:52, Blogger Django said...

Ma sì. Aiutiamo i paesi del terzo mondo ad avere tre macchine per individuo. Ad avere abitazioni che consumano quanto una Maserati. Ad avere insomma uno stile di vita simile al nostro.

E il mondo finirà il giorno dopo.

E' triste a dirsi ma è il nostro stile di vita ad essere insostenibile.
A meno che non sia accessibile a pochi. Come adesso insomma.

 
At 22/10/07 09:40, Anonymous cesko said...

piú che altro imbarazzante conferire un premio nobel per la pace a un candidato passato alla presidenza degli stati uniti.
carica che da decenni costringe chi la ricopre a fare almeno una guerra a mandato. sará che gli stati uniti hanno promesso di comprare molto piú baccala?

 
At 22/10/07 16:31, Anonymous miusez said...

Senza entrare nel merito del recente conferimento, nel testo di questo post c'è una contraddizione intrinseca: dalla cirrosi epatica si può guarire (il fegato si rigenera), mentre il processo di "sviluppo" globale in atto è ormai irreversibile. E' un violento dato di fatto: l'unica cosa da fare credo sia cercare di arginarne e correggerne il tiro.
E poi, suvvia, non siate sempre così integralisti....! Che grazie a questa visibilità passi ai più (attestati, come si diceva qualche post fa, su di un livello di mediocrità) un primo messaggio di responsabilità ambientalista e di sviluppo sostenibile non è poi così dannoso...

 
At 22/10/07 17:37, Blogger Django said...

Il fatto è che lo sviluppo sostenibile è una leggenda. Alla lunga diventa anch'esso insostenibile ed instabile.
Per ottenere uno sviluppo sostenibile occorrerebbe che la crescita dei paesi sviluppati regredisse in attesa di venire raggiunti da quelli in via di sviluppo e che poi ci si mettesse d'accordo tutti per attestarsi ad una crescita zero. Solo così sarebbe sostenibile. Ma non sarebbe più sviluppo. Vedi bene anche tu che è impossibile. E' il concetto stesso di continuo sviluppo, di continua crescita a cui tendere ad essere malsano ed autodistruttivo.

 
At 22/10/07 19:16, Blogger Negro said...

La penso esattamente come Gian. La contraddizione sta proprio nell'ossimoro "sviluppo sostenibile". Se è come dici tu, Miusez, ossia se il processo di "sviluppo" globale in atto è ormai irreversibile, e credo anch'io sia così, la civiltà che conosciamo è destinata a finire. Per eccesso di crescita, per mancanza di opposizione. Da qualunque punto di vista si guardi la situazione (logico-matematico, economico, ambientale, antropologico, filosofico...), la corsa folle dell'uomo capitalista verso la sua stessa fine pare inarrestabile. L'impero romano implose nel momento stesso in cui non ebbe più nemici, così sarà per la civiltà occidentale, con conseguenze proporzionali alle dimensioni dell'impero: continentali nel caso di Roma, globali oggi. Non è questione di essere integralisti, è questione di aprire gli occhi e cavarsi di testa i luoghi comuni. Di guardare ai fatti senza false illusioni positiviste. Abbandonando la fantasia assurda propria della società capitalista di credersi ultima e non superabile (vedi l'allucinante concetto di "fine della storia", Fukuyama, 1992). Ma non sono d'accordo sul fatto che non si potrebbe invertire la rotta: in linea teorica si potrebbe, tuttavia costerebbe un sacrificio che i popoli, inflacciditi da un benessere che sarebbe meglio chiamare "benavere", non riuscirebbero a sostenere. Solo quando sarà troppo tardi ci si sveglierà fuori, come è sempre accaduto (e sempre succede) nella storia umana..

 
At 22/10/07 19:18, Blogger Negro said...

Che poi Al Gore sia meglio di niente, questo è un altro triste discorso, sul quale si può a malincuore concordare..

 
At 23/10/07 16:58, Anonymous miusez said...

Rifiutando qualsiasi lettura positivista del concetto di sviluppo della società (ora globale), che infatti in questo caso andrebbe virgolettato, penso che la cosa più utile sarebbe adottare un'ottica interventista, se mi passate il termine.
Sono d'accordo su tutta la linea: condivido la teoria della decrescita e ritengo giusto dare il nome esatto ad ogni dinamica (il nome di qualcosa è già il suo senso). Ma la maggior parte della gente vi farebbe la faccia da boccalone se gli parlaste di decrescita, di contradditorietà tra i concetti di “sviluppo” e di “sostenibilità”, e così via.
Ecco perché bisogna intervenire e basta.
Esempio (il cui oggetto ben s’intona alla realtà politica della nostra repubblica...groan): una banana acquistata presso le catene del commercio equo e solidale costa mediamente un 30-40% in più della banana della grande distribuzione, perché ogni attore della sua produzione e distribuzione viene retribuito in modo “equo”. Alla lunga, se si fosse costretti a pagare di più per tutte le banane che importiamo e si cominciasse a consumare prevalentemente prodotti autoctoni e di stagione, il comparto produttivo/di consumo in questione si stabilizzerebbe su livelli accettabili, si contrarrebbe e la finirebbe di produrre sfaceli in zone “sottosviluppate”, dove la coltura di banane è super-diffusa ed è causa di sfruttamento-corruzione-violazione diritti umani, ecc... Quello che voglio dire è che la decrescita in alternativa allo “sviluppo globale” del commercio della banana sarebbe una conseguenza naturale dell’agire diffuso in modo un po’ più “sostenibile”.
Ho banalizzato in modo decisamente semplicistico, ma solo per ribadire che, se quest’alta onoreficenza può contribuire a diffondere un certo tipo di sensibilità e spingere, così, ad agire in una direzione più tollerabile, sta bene.
Se si riuscirà poi ad invertire la rotta in tempo, più in generale, lo diranno i nostri posteri...anzi, senza andare troppo lontano, già i nostri figli temo.

 
At 23/10/07 18:13, Blogger Negro said...

Lungi me dall'immaginarti positivista!! :)
Spero di trovare in fretta il tempo di risponderti con calma.. (questo sì è un ossimoro!)

 
At 16/11/07 21:14, Blogger Negro said...

Ho riletto il tuo commento a tre di settimane di distanza. D'accordo che agire sarebbe meglio che parlare, ma come passare all'azione se non facendo capire a tutti le conseguenze di un'economia tanto dissennata? La parola "decrescita" deve entrare in fretta in tutte le case, in opposizione alla parola "fine". Alla quale le menti dovrebbero correre ogni volta che sentono termini come "crescita", "sviluppo", "pil".
Non credo che sia accontentandosi del meno peggio che si possa ottenere qualcosa. Come son stufo, e non lo farò più, di votare turandomi il naso, son stufo pure di appoggiare idee mediocri o peggio ancora idee ipocrite. Alla "live aid" o "live earth" per indenterci. Iniziative che si inseriscono alla perfezione nel meccanismo che si critica. E che, per giunta, offrono all'immaginario dei ragazzi soluzioni facilotte che rassicurano ma non funzionano (es. aiuti "umanitari" all'africa). Che anzi, casomai peggiorano le cose.
Hai visto poi il nobile gore, come si è affrettato a sfruttare al meglio la popolarità acquisita con il nobel? (link)
No, più ci penso e meno questo premio mi piace.

 

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