Tuesday, July 04, 2006

Frammento 5

Saper amare è saper limare il proprio ego? O piuttosto sapientemente scolpirlo, facendo attenzione a non sbriciolarlo? Per quanto difficile si sappia che, a non provarci, si sbriciolerà da solo.

34 Comments:

At 4/7/06 14:31, Anonymous mimì said...

propenderei per la seconda: altrimenti che offrire a se stessi e a chi si ama?!? ...peccato che il sentiero sia piuttosto impervio...

 
At 8/7/06 23:03, Anonymous Mani said...

Limare, scolpire… Dove sta la differenza se non nella “violenza” del gesto? Sì, credo che amare implichi un rimodellare il proprio ego ma preferisco pensare a mani che plasmano… mani che afferrano, premono, strappano, accarezzano… L’importante è che quella massa di creta si mantenga umida al punto giusto: troppa acqua la farebbe sciogliere e persino la struttura di base verrebbe meno, al contrario, l’assenza d’acqua la farebbe seccare rendendola resistente a ogni contatto… ma esposta al rischio di sgretolarsi e frammentarsi anche al minimo colpo…

 
At 9/7/06 12:25, Blogger Ivan Nikolaevic said...

La fluidità è l'essenza del femminile. Equilibrio idrodinamico che assorbe ed avvolge. Mai statico, mai del tutto lucido. Spesso vi invidio. Noi che siamo così grezzamente solidi sappiamo solo colpire, ammaccare e spezzarci.

 
At 10/7/06 15:09, Blogger Pak said...

Bene: anche il Negro ha avuto il suo outcoming.

 
At 10/7/06 17:15, Anonymous mimì said...

che forza evocativa in questi post! mi sto immaginando pezzi di pongo, pozze di fango, tozzi di pan biscotto in frantumi....di qualunque natura sia la materia costitutiva del nostro ego, non può che impattare dolorosamente contro un altro ego quando si vuole bene: sia che ci si modelli l'uno sull'altro, sia che ci si respinga, opponendo la parte più dura e spigolosa. Certo, noi femminucce siamo più malleabili (il vero collante della società...), mentre voi maschietti più cocciuti...ma il nodo della questione risiede altrove. Entrare in relazione con qualcuno, anche nel modo più superficiale e passeggero, singnifica proiettare su di lui aspettative, bisogni, valori, giudizi che, all'instaurarsi di un rapporto autentico, rimbalzano e tornano sempre indietro. Ed allora si riflette su di sè, sullo scarto esistente tra chi si è e chi si vorrebbe essere, sui punti fermi illusoriamente conquistati e sul cambiamento, sul proprio valore di essere umano in mezzo agli altri. E si soffre. Inevitabilmente. In caso contrario si crede di incontrare, ma ci si sta solamente incrociando per sbaglio. Forse questo è semplicemente un lungo inno alla fluidità (se non lo si è almeno un poco, come recepire questi pensieri?!?), ma per quanto la si porti in palmo di mano fa star male!

 
At 11/7/06 23:05, Anonymous mani said...

Amare, quindi, sembra equivalere a soffrire!? Incontrarsi, relazionarsi, modificarsi reciprocamente, dolorosamente… o, piuttosto, sorprendentemente? Forse non ho mai amato… ma non posso credere che amare debba far inevitabilmente male. Mi piace invece pensare all’incontro che spiazza, sorprende, scuote, quell incontro che ti mette in discussione anche dolorosamente, sì, ma poi… c’è da costruire! Un mettersi in discussione che sia alla fine, o meglio, a piccoli passi, liberante per entrambi! Solo l’altro mi permette di conoscermi, solo con l’altro posso crescere, maturare nella consapevolezza di me stessa e del mondo… Solo teoria? No, non lo credo proprio…

 
At 12/7/06 10:48, Anonymous mimì said...

cara mani, i nostri sono 2 punti di vista che non si escludono, ma si completano: c'è molto di vero in quello che dici!
anch'io non potrei mai rinunciare a mettermi in relazione ogni giorno con altre persone (+ o - vicine alla vera me stessa), anche se il rischio di farsi male è lì, dietro l'angolino...: è sempre e comunque un modo entusiasmente per conoscere e conoscersi, il vero motivo in grado di giustificare la nostra presenza qua, a vivere insieme!
amare vuol dire mettere in gioco la propria autenticità, la propria sfera più intima: se la si vive in modo contraddittorio e doloroso è inevitabile trasferire sofferenza anche nella relazione, tutto qua. forse dipende solo dal momento di vita...

 
At 12/7/06 10:50, Anonymous mimì said...

...a questo punto si potrebbe aprire un angolino per la posta del cuore riservato alle "femminucce fluide", che ne dite nerovivi...?!?

 
At 12/7/06 11:00, Blogger Negro said...

State qua, state qua. Siete gradevolissime..

 
At 12/7/06 12:20, Anonymous mani said...

concordo con te, mimì... Eccolo, l'incontro dei due punti di vista..

 
At 12/7/06 12:36, Anonymous mimì said...

crisi di identità: mi sento un profumo....

 
At 12/7/06 12:51, Blogger aprile said...

ci vorrebbe una ventata di alito da cagno per riportare sulla sozza realtà questi candidi animi poetici.
il novantanove per cento delle relazioni umane funziona grazie a un motore inesauribile.
lascio a voi scoprire quale.

con queste parole non voglio assolutamente togliere nulla alle vostre stupende parole.
voi sicuramente fate parte di quel un per cento.

 
At 12/7/06 14:44, Anonymous mimì said...

il 99% delle relazioni umane forse INIZIA per il motore di cui parli. che però è esauribilissimo e a volte non riesce nemmeno a ingranare la prima...è poi che viene il bello!!!

...mi riferivo al profumo per la "gradevolezza"...

ah, l'alito da cagno te lo lascio volentieri!!!

 
At 12/7/06 15:31, Blogger Pak said...

Vada per l'angolo "femminucce fluide". Lo chiameremo "C'è posta per Ivan".

 
At 12/7/06 15:46, Blogger Negro said...

mangiamelo

 
At 12/7/06 15:56, Blogger Pak said...

...è il tuo lato maschile che parla?

 
At 12/7/06 17:54, Anonymous mimì said...

pak, mi fai ridere: perchè arrivi sempre alla fine delle discussioni, cercando di chiosare?!?

 
At 12/7/06 18:45, Blogger Pak said...

per interpretare o commentare serve inanzitutto un oggetto. E questo va cercato più facilmente alla fine, che all'inizio... se no avrei scritto un post.

Nota lessicale:
"Chiosare": v. tr. (ind. pr. chiòso) [sec. XIV; da chiosa1]. Far chiose, commentare con chiose un testo, postillare. Per estensione, commentare polemicamente, ant., spiegare; interpretare un discorso, un avvenimento.

 
At 12/7/06 19:14, Anonymous mimì said...

minchia, che cosa ho acceso...mai più un commento ironico a te indirizzato, professor pak, promesso!

la mia osservazione era proprio rivolta alla tua predisposizione al commento dietro alle quinte, piuttosto che al protagonismo attivo di chi "dibatte"... e invece mi è arrivato un saccente estratto del devoto-oli!

 
At 13/7/06 01:04, Blogger Pak said...

sì, estratto che tanto saccente non era visto che senza un vocabolario di italiano manco avrei capito cosa avevi scritto

 
At 13/7/06 10:24, Blogger Negro said...

x Pak: proprio quello stronzone..

x mimì: Pakkone non regge la dialettica nè le derive poetiche. Non sopporta atmosfere melliflue o seriose, lo avvelenano, è un ruvido. Se la gode a mandarla in vacca.

Prendo spunto dal commento di mani per un'osservazione: mi spaventano le ragazze che parlano di costruzione. Perchè credo che il costruire sia conseguenza dello stare assieme, non il suo fine. Perchè non credo nei PROGETTI (troppo volatile è l'uomo e i motivi del suo agire, troppo forti le spinte devianti del caso), ma nel susseguirsi di piccoli passi, che solo vagamente, e forse inutilmente, lasciano intravedere una direzione. Perchè sono assolutamente convinto che conti il viaggio, non la meta. E soprattutto perchè nulla più dell'imponenza di un progetto ci può schiacciare, nulla più della sua grandezza ce lo farà abbandonare. Non mi riferisco solo all'amore. Musica, università, lavoro. Un buon esempio ci viene dallo sport: fate caso che qualunque allenatore del mondo, di qualunque sport, a domande sul proseguio di un torneo risponderà: "Noi stiamo pensando alla prossima partita, siamo concentrati su quella, a quel che viene dopo penseremo dopo". La meta la si intravede, se ne ha il sentore, ma mettersi a fare conti o programmi è la fine. Meglio accorgersene dopo, di aver costruito qualcosa di grande. Sarà la somma, non calcolabile a priori, di quei piccoli passi in una direzione e nell'altra. E la grandezza dell'impresa non potrà più schiacciarci.

 
At 15/7/06 13:57, Anonymous mimi' said...

per il ruvido pak: capito il meccanismo(dopo l'intercessione del negro...). purtroppo ho spesso bisogno che le cose mi vengano spiegate...e, per storia personale, sono insofferente alle "buttate in vacca"....

in ogni caso, io posso dirmi capace di dialettica, forse, ma non certo di capacità poetiche...è una delle caratteristiche espresse da alcuni in questo blog che mi affascina e nel contempo mi fa sentire piccina...

x negro: bella (ed in parte profondamente vera) la tua filosofia sulla costruzione in modo "inconsapevole" per ravvisarne una progettualità solo a posteriori, ma... perchè gli uomini hanno sempre il sacro terrore di questo concetto?!?

 
At 15/7/06 20:32, Blogger Negro said...

E' nella natura del genere maschile presumo. Motivazioni? Alla base della paura posso immaginarne antropologiche, ma essendo purtroppo digiuno della materia non posso far altro che immaginarne. Ad esempio potrei supporre che millenni fa nei piccoli gruppi un singolo uomo avesse il compito di procreare con più donne. + nascite contemporaneamente = + possibilità di sopravvivenza del gruppo, e sicuramente c'erano molte più donne che uomini, per la più alta mortalità dei secondi (caccia, battaglie). Di qui la reticenza generale e spontanea del maschio a legarsi. Solo supposizioni sia chiaro. Certo è che fondo in fondo l'uomo vorrebbe sempre averle tutte per lui.
Per quanto riguarda la differenza di approcio diciamo filosofico, me la posso spiegare meglio, e la collego alla maggiore concretezza delle donne. Esse vivono in costante contatto con la realtà, noi no. Noi ce ne stiamo lì trasognati. Noi abbiamo sogni, loro hanno obiettivi. Principalmente maternità, serenità economica e affettiva. Per realizzarli sanno benissimo cosa fare e son disposte a indirizzare tutto il loro vivere presente alla direzione intrapresa. Ecco anche perché sono più facili alla depressione: fallendo il progetto sentono di fallire la vita intera. Noi (almeno noi che ci crediamo artistucoli) dalla realtà siamo sempre abbastanza distaccati, non ci fidiamo, ci pare di capirla e tuttavia non ci convince. Soprattutto non ci viene spontaneo accettarne gli orizzonti di senso. La maternità per la donna è un dato di fatto, per noi è una scelta con migliaia di insubili quesiti appresso. Ecco perchè preferiamo bassi provili e passi brevi. E se ho detto castronerie non fatevi scrupoli a dirmelo.

PS: non sottovalutare le tue abilità di scrittura, sbaglieresti. davvero

 
At 16/7/06 14:40, Anonymous mani said...

Cavolo! Veramente credi che le donne sappiano BENISSIMO cosa fare per raggiungere i loro obiettivi di maternità, serenità economica e affettiva? - ammesso che siano questi gli obiettivi del nostro genere…- Ditemi qualcosa voi, compagne donne! Non so, devo aver perso la ricetta in qualche cassetto della cucina! Fatemela assolutamente avere!
Per quanto riguarda la riflessione sui progetti, a questo punto posso pensare che ci siano delle differenze di approccio tra maschi e femmine, ma credo che prima o poi nella vita, che si sia maschi, appunto, o femmine, tutti ci si chieda “cosa voglio fare della mia vita?”.
Dopo lunga riflessione la mia testolina di donna è arrivata a produrre questo: progettare la propria vita, così come si fa per una casa, è assolutamente deleterio! E in questo sono d’accordo con te, Negro: tanto più il progetto è grande e preciso tanto più si corre il rischio di non vederlo realizzato e soprattutto di rimanere schiacciati dalla delusione che ne deriva…
Penso però che non si possa negare, o ignorare, la necessità di un minimo di progettualità… Penso si possa parlare di progetti a breve, o a lungo termine… Quelli a breve termine si fanno inevitabilmente, altrimenti sarebbe l’immobilità: è la squadra di calcio che si iscrive al torneo e si impegna per la prima partita, è la scelta della scuola alle superiori, o dell’università, o del restare o meno nel posto di lavoro che non ti soddisfa… Ma la scelta di partecipare al torneo, così come le altre, sono già scelte decisive che rientrano all’interno di un progetto più grande che, mi consolerebbe pensare sia poco consapevole per la maggior parte delle persone. Anch’io mi spavento di fronte a chi con estrema lucidità e chiarezza mi descrive il suo grande progetto di vita; a volte mi dà l’impressione stia recitando o vaneggiando… Il problema, almeno per quanto mi riguarda, sta proprio nella consapevolezza. Consapevolezza delle direttrici, o meglio delle spinte, delle esigenze interiori… Quelle del caso non le posso prevedere… ma l’impresa sta nel capirsi… capire dove si vuole stare…in che modo si vuole viaggiare, per arrivare poi all’imprevedibile meta. E questo penso sia un problema indipendente dall'essere donna o uomo.

 
At 16/7/06 22:28, Blogger Negro said...

Beh, io sto generalizzando e automaticamente con ciò perdo ogni pretesa di dire qualcosa che valga per tutti. Si cerca di farsi una visione delle cose basandosi sull'esperienza che direttamente o indirettamente facciamo, ci sono più eccezioni che regole ma se no di cosa potremmo parlare? Sono affermazioni: ribattetele, e sarò felice di spostare di allargare o spostare l'inquadratura qualora mi accorgessi della loro pochezza. Magari di poco, ma a dialogare ci si sposta sempre giusto? Ok, ok, passo avanti, sto dicendo cose che già sapete!
Lo ammetto, me la godo a confrontare tra loro il maschile e il femminile, ed esagero nel cercare di scomporli. E' straordinaria, questa diversità nella similanza, questo rincorrersi e respingersi, questo incerto miscelarsi di animalità e razionalità! Qua a generalizzazione si aggiunge generalizzazione, perchè c'è del maschile in ogni donna e del femminile in ogni uomo.
La tua obiezione ("per me non è così") al momento non è accolta. Credo sia vero che le donne hanno più senso pratico e vedano (sentano?) molto meglio di noi i loro obiettivi. E non credo di sbagliare più di tanto su quali siano questi obiettivi, più o meno consci (perchè come tu dici è problema di consapevolezza: spesso non lo sono, e ciononostante si sa come muoversi: negli animali si chiama istinto; le donne ne hanno assai più di noi, o lo ascoltano di più, ed ecco perchè quel "benissimo"). Sai invece che mi sembra di sbagliare di più sugli uomini? Quando dico "noi" tendo a riferirmi spesso a un certo tipo di uomo, diciamo all'umanità maschile a me più affine. Tralasciando i restanti tre quarti.
Per il resto, dici cose stragiuste. Un minimo di progettualità è più che indispensabile. Quella a lungo termine mi spaventa. Ritornando sull'uomo e sui suoi sogni, c'è un angolo dentro noi che abbiamo paura a toccare. Quello che Vinicio chiama il "futuro imperfetto": è l'angolo del nostro futuro che ci teniamo bianco, su cui ci riserviamo di scrivere poi, per lasciare spazio di sopravvivenza ai nostri sogni. Ed è dannatamente maschile cercare di lasciarlo bianco, questo foglio. E' questione di reversibilità e irreversibilità (Sandro Veronesi ha appena vinto lo Strega con un libro sul tema). Ciò che scriviamo a volte non si può cancellare, e questo terrorizza noi maschietti. Forse bisognerebbe pensarci meno?

 
At 18/7/06 00:08, Anonymous mani said...

...voglio rifletterci un pò...

Sorrido...perchè, fosse per me, questi dialoghi potrebbero durare all'infinito...e mi chiedo: è questo il luogo adatto?
forse questo è solo un mio problema...

 
At 18/7/06 11:03, Anonymous mimì said...

pensare troppo fa male, ed evidentemente qui siamo tutti un po' "sofferenti"....
sono d'accordo con mani quando dice che pure noi femminucce brancoliamo nel buio, ma forse abbiamo meno remore (non meno paure, capiamoci) nel guardare in faccia ciò che vorremmo...o forse sappiamo più abilmente ritargliarlo dal flusso apparentemente indistinto e caotico del vivere.
come avete ben sottolineato, si sconfina in un problema di consapevolezza, misura che risulta difficile da incasellare in un genere d'appartenenza.
stiamo però sconfinando in un territorio sempre più indefinito, che forse solo l'intima soggettività di ciascuno può calcare per poi voltarsi indietro e riconoscere un percorso logico e causale.

solo un'altra cosa: i luoghi, che poi altro non sono che vuoti contenitori, si delineano in base ai significati che vi nascono, circolano e crescono dialetticamente. perciò secondo me, se queste riflessioni sono emerse qui, ben venga. domani magari circoleranno altrove.(mai visto un bar letterario nascere con l'intenzione di esserlo e poi diventarlo nei fatti...semmai è successo il contrario...)

 
At 18/7/06 11:04, Anonymous mimì said...

il vero problema è: quanto spazio c'è dopo un post?!? perchè qui stiamo sconfinando....

 
At 18/7/06 11:05, Anonymous mimì said...

stamane la parola "sconfinare" mi piace assai...

 
At 18/7/06 12:11, Blogger Negro said...

Perfetto mimì, hai trovato la quadratura: sapete più abilmente cavar fuori ciò che volete dal flusso apparentemente indistinto e caotico del vivere. Anche grazie alla maggiore capacità di rimodellarsi sugli eventi (fluidità di cui prima). E, anche quando con la riflessione non si riesce a venirne fuori, avete una marcia in più nell'assumere decisioni. Le donne sarebbero politici ben migliori degli uomini, questo è certo (vedi a livello vicentino Franca Porto della Cisl, bravissima).

 
At 18/7/06 12:30, Blogger Negro said...

E non posso che ringraziarvi per questo scambio. Se c'è un motivo di essere per questo blog, eccolo.

 
At 18/7/06 12:41, Blogger Negro said...

Infine sul pensare: leggo adesso il nuovo post di Laureata (vedi friends). Temi che ricorrono dunque d'estate tra le venezie. Sarà il caldo a inceppare la nostra testina?

 
At 20/7/06 00:18, Anonymous mani said...

La tua capacità di sintesi ha dell'invidiabile, mimì... Devo dire che il tuo ultimo post mi ha in qualche modo "consolata". E' vero: percorsi come questi sconfinano nella più profonda intimità... quel luogo dove è luce di candela, voci sussurrate, o parole scitte a penna su pagine bianche...
Per arrivarci sono però prima passata attraverso questo luogo e, come fai tu Negro, non posso che ringraziarvi.
Ciao
mani

 
At 20/7/06 13:30, Anonymous mimì said...

Con tutti questi complimenti mi state fidelizzando al blog...un balsamo per l'anima, direi...! Credo comunque siano immeritati, mani.
La facilità di espressione per me si accompagna alla spontaneità e riesco ad essere spontanea solo se mi sento a mio agio, tra persone che si scambiano opinioni senza giudicare gratuitamente (nel senso deteriore del termine) e aggredire. Quindi il merito è vostro e del "luogo" accogliente che avete contribuito a creare!!!

Alla prossima!

 

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