Tuesday, May 30, 2006

Cipria

Una vertigine improvvisa, un baratro di incredulità che ti fa mancare l’appoggio, e che già conosci. Lei, bella, elegante, solare. Lei, con cui hai parlato, riso, scherzato, una sola oretta, non più di due mesi fa. Lei che hai ammirato, cui hai ripensato, lei non c’è più. Risucchiata, svanita, scomparsa. Morta. Stai male, ti raggomitoli in pensieri al solito epici nella loro tragicità.
Dicono che bastino pochi secondi, quando conosci qualcuno, per formarti un’idea di quella persona. Un’idea che verrà poi approfondita, modellata, forse stravolta, ma è strano accorgersi come un’impressione che si crea in pochi attimi ti faccia sentire di aver in qualche modo accarezzato un’essenza. E’ il mistero del volto. Del suo, su tutto, ricordo le guance, leggermente arrossate. Fosse rossore naturale o trucco non so dirlo. Mi piace pensare fossero incipriate: il fard, la cipria come vezzo di una femminilità che si propone, ingenuamente, delicatamente maliziosa. Lo sguardo, giocoso e pungente, pareva confermarlo. Ma al tempo stesso quel rossore mi diceva di vitalità come flusso e riflusso che si fa strada, in piccoli capillari intrecciati a fior di pelle. Era lì, così, e ora nulla più, non qui.
E tu, in pochi giorni hai conosciuto l’inquieta meraviglia della nascita, dell’esserci, quando poco prima non c’eri, e hai ripassato lo stupore stringente, soffocante, della morte, del non esserci, quando pochi istanti prima c’eri. Ancor più soffocante e ancor meno credibile la morte, se nel suo arrestare il computo degli anni, che pure pareva avanzare irrefrenabile, fissa per sempre un risultato troppo basso. E’ diverso lo spegnersi di un anziano, giunto ormai stanco al tramonto, desideroso di riposo, scolpito nel viso dal susseguirsi ciclico delle stagioni. Uno spegnersi che può essere dolce abbandonarsi alla corrente, in prossimità del mare. E’ diverso.
Un bacio, un abbraccio e una lacrima, per te che brilli altrove. Nei cuori di chi ti ha conosciuto e amato. Ma anche, e forse non te l’aspettavi, di chi il tuo incedere ha solo, con grazia, sfiorato.

7 Comments:

At 30/5/06 18:22, Blogger Django said...

Ma chi è Negher?

 
At 31/5/06 11:52, Blogger aprile said...

marco, hai scritto delle righe stupende.
quando una vita si allontana dal mondo rimane sempre un ricordo.
hai saputo esprimerlo nel modo migliore.
grazie.

 
At 1/6/06 12:53, Anonymous Anonymous said...

CASPITA!

 
At 1/6/06 15:05, Anonymous mimì said...

un pugno nello stomaco di rara bellezza!

 
At 6/6/06 08:41, Anonymous Anonymous said...

quanto si cela dietro quell'apparire così equivoco

 
At 6/6/06 16:22, Blogger Negro said...

Si cela tantissimo, agli occhi dei più. Meno, ad altri occhi più empatici. Non trovo l'apparire così equivoco.

 
At 18/9/06 21:30, Anonymous Mani said...

..."pensavo che in realtà gli esseri umani conservassero in eterno il nucleo splendente del sentimento provato al primo incontro. Lì stava scritta ogni cosa: per quale destino ci si era conosciuti, in che modo era possibile frequentarsi, quando ci si sarebbe lasciati. Non c'era dubbio, ciò che componeva il nucleo non veniva mai meno, che vi si fosse lasciati ancora in vita o dopo la morte..." da Sly di Banana Yoshimoto

 

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