Il Fantasma Delle Tre (Una Storia Vera)
Il campeggio è una collina, un immenso formicaio edificato. Sulla cima, simile ad un’astronave, sta il bagno, luogo di incontro e concentrazione di tutte le anime saturate di spirito.
Un po’ più in basso l’accampamento. Un anfiteatro di tende difeso da basse mura di sassi.
Ricorda un po’ quelle scene di vecchi B-Movies dove il bosco viene costruito con alberi di cartone e massi di polistirolo. L’insieme ha l’aria complessivamente artificiale, quasi fuori luogo. Come se l’intero campeggio fosse stato costruito da un’altra parte, su misura per famiglie e compagnie, poi trasferito pezzo per pezzo in mezzo alla natura secca e riarsa della costa corsa.
Io e Andrea passeggiamo ridendo, non ricordo più su cosa. Ci dirigiamo verso il bagno abbastanza convinti della nostra condizione. La serata è passata bene e se ne vedono i segni sulle fessure che da un po’ hanno sostituito i nostri occhi. Lasciare il gruppo è stata una scelta sofferta, soprattutto per lo sforzo fisico che ha comportato, ma oramai il limite è stato raggiunto ed un bagno sembra l’unica soluzione.
Entriamo e ci scegliamo un loculo ciascuno e lì riacquistiamo un po’ di pace con noi stessi e con il mondo. Dopo i primi istanti di compunta concentrazione nelle quali è interdetto il parlare, riprendiamo a scherzare, non ricordo più su cosa.
Passiamo ai lavandini e ci riassettiamo mani e viso, lanciandoci in un’accurata ispezione dei nostri volti assonnati.
Quando il fantasma fa la sua apparizione.
Ha la forma di un uomo, ma è magrissimo. Ha capelli e barba incolti di un lubrificato colore nero. E’ vestito solo di un paio di slip e di una canottiera lercia. Lo sguardo è fisso e la bocca sbircia appena socchiusa al di sotto degli unti baffi.
Cammina barcollando mantenendo le gambe larghe per prevenire ogni perdita di equilibrio e si dirige verso i vespasiani.
Attraverso lo specchio sopra i lavabi lo vediamo arrestarsi ondulando ancora un po’ davanti ad uno di essi.
E’ un attimo.
Il suo corpo prima in continuo movimento si irrigidisce. Immobile.
Le mani ancora attorno alle sue vergogne.
Prima è una sensazione, un’impercettibile inclinazione della schiena all’indietro. Poi è un crollo. Dritto come un legno rovina all’indietro cozzando forte la nuca contro lo stipite della porta.
Le braccia si rattrappiscono progressivamente verso il petto ed il membro prende ad irrigidirsi orinando sul proprio ventre.
Lo spettacolo è orribile, ma io e Andrea con uno sguardo decidiamo di fare qualcosa e mentre gli sollevo le gambe urlandogli non ricordo più cosa, lui prende a bagnargli la faccia.
Gli occhi sono voltati all’indietro e dalla bocca comincia ad uscire della schiuma. La nuca perde sangue e sul pavimento comincia a crearsi una piccola pozza.
Niente.
Pare non funzionare niente.
Cerchiamo di ricordarci i rudimenti di pronto soccorso appresi a scuola guida ma il panico ormai ha preso piede e non ci fa ragionare. Stiamo quasi per desistere ed andare a cercare aiuto quando le labbra cianotiche del fantasma cominciano a ricolorarsi di un rosso umano.
Gli occhi riversati indietro riprendono una posizione normale ed un cenno di coscienza li accende.
Non sa dov’è. Non si rende conto di ciò che gli è capitato, ma soprattutto non si capacita di essere a terra col cazzo di fuori in mezzo a due uomini. La cosa pare contrariarlo non poco e dopo aver rinfoderato il suo privato, scatta in piedi con fare accusatorio.
Ci allontana con due spinte e si dirige verso la porta. Proviamo a spiegargli che è pieno di sangue e che dovrebbe cercare cure, ma nessun idioma da noi conosciuto pare colpirlo. Attraversa la porta e sparisce.
Non l’abbiamo più rivisto, o forse una volta sì ma non ricordo più dove.



3 Comments:
quel che piu ha detestato interesse in questo blog finora è stata la foto di Mariga, secondo me dovreste metterne altre
Solo ora mi accorgo: costa corsa?
Eravamo però in Croazia..
Licenza poetica...
O fumato il cervello come vuoi...
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